Oltre l'Ordinario

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Bracciano e la redazione

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giovedì 9 giugno 2011

"Next Stop"

Primo festival dei Giovani di Bracciano

Il titolo del primo festival dei giovani di Bracciano sarà NEXT STOP, è stato deciso nella riunione per il suddetto festival questo martedì.

Il festival si terrà il 3 e 4 settembre e seguirà questo programma(come già elencato nell'articolo del consigliere per le politiche giovanili Rinaldo Borzetti link):

3/09
-17.30 “Drum Circle”
-19 - 21 Spazio musicale per le band locali (link)
-21 - 22 Reading da parte nostra (i ragazzi di Oltre l'Ordinario)
-22 "DJ Battle"

4/09
-"Caccia al tesoro" fotografica
- Confronto esperienze sulla precarietà e pendolarismo
- Spazio musicale per le band locali
-Esibizioni di Writers
-"Talent Show" come spettacolo di chiusura

Ricordo che durante entrambi i pomeriggi sarà possibile visitare vari stend che presenteranno diverse attività, all' interno del Palazzetto saranno allestite delle mostre e dietro ci sarà "l'angolo sport".

Karim Dimashki

Esercizi di Stile

Chi?
Una ragazzina di 14 anni di nome Yara.
Cosa?
E' stata uccisa.
Quando?
Nel novembre dello scorso anno.
Dove?
In un tranquillo paesino della Lombardia.
Come?
Non si sa.
Perchè?
Non si sa.
Cosa significa fare il giornalista?
Rendere noto l'avvenimento di un fatto (politico, sociale, scientifico, culturale...).
E' giusto che giornalisti, opinionisti e mandrie di gente senza un perchè infestino i salotti televisivi indugiando sui particolari di una simile notizia come farebbe un branco di iene con la carcassa di una gazzella?
Direi di no, ma evidentemente rappresento il partito di minoranza.
Se non ricordo male, la prima legge di mercato è: "Domanda-Offerta-Prezzo".
Quindi, se in televisione c'è così tanta offerta di programmi spazzatura, risulta evidente che a monte c'è una enorme richiesta.
Risulta evidente che a molte (troppe) persone piace rimestare nel torbido della vita e della morte altrui.
E poi, a me che sono un'appassionata di film horror, mi tocca sentirmi dire che ho gusti macabri!

Monia Guredda (28 anni)

Je Vois la Vie en Rose

Il Grande Giorno è finalmente giunto.

Il mondo, che per giorni, mesi (anni?) ha atteso trepidante questo momento, ora trattiene il fiato per l'emozione.
Da tempo non si parla d'altro che di vestiti, invitati, catering...ma ora (ora!) tutte leaspettative e le speranze del mondo prendono vita.

William e Kate sono marito e moglie!

Quante lacrime, pensieri, parole, ore di servizi televisivi e radiofonici e kilometri sulla carta stampata ci siamo sciroppati nell'ultimo mese?
Troppi.

Magari non sono obiettiva visto che secondo me dedicare all'Evento anche solo un trafiletto sarebbe stato inchiostro sprecato.
Vabbè, non compro giornali finchè non passa il tifone.
Mi sento un po' di sana vecchia, intramontabile radio...

"Will&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&Kate..."

Spengo la radio e contro molti dei miei principi faccio un po' di zapping televisivo...

"Will&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&KateWill&Kate..."
Preferivo Will & Grace.
Spengo tutto e, con le cuffiette del MP3 nelle orecchie, mi leggo un libro.


Monia Guredda (28 anni)

giovedì 2 giugno 2011

Blog Oltre L'Ordinario Aperto

Salve a tutti!

Finalmente apre il Blog di Oltre l'Ordinario, qui potrete trovare tutte le informazioni possibile circa la testata e i suoi realizzatori.
Nel Blog troverete tutti gli articoli presenti nelle versioni cartacee ed anche tutti quelli che non sono mai stati pubblicati sul giornale per motivi vari.
Se avete necessità di informazioni potete tranquillamente inviare un' e-mail all'indirizzo:
informazionegiovane@gmail.it

Inoltre ricordo che per la prima volta in questo fantastico n° 3 del giornale siamo riusciti ad avere un tema predominante comune a tutti gli articoli. Probabilmente sarà così per tutti gli altri numeri.
Karim Dimashki

Tutto nella norma

Elle (23 anni)

BROKEN
Autore: Nine Inch Nails
Anno: 1992

Broken. Rotto. Spezzato.
Guasto. Mancato.

Prodotti industriali di una fabbrica decadente per il
commercio di veleni. Veleno sotto forma di suono.
Subdolo e ipnotico, agisce sottocute come un parassita virale.
Basta contrarlo una volta ed ecco che entra in circolazione.
Viaggia supersonico lungo le arterie e le vene.
Dilata i vasi sanguigni. Aumenta la pressione del
sangue. Accelera i battiti cardiaci. Dal cuore circola
pompando fino al resto degli organi. Trapano nelle
tempie. Adrenalina in eccesso.
Obbiettivo principale: conquistare il sistema nervoso
centrale.
La ragione è l'ultimo ostacolo, il muro che deve saltare:
accensione dei synth e si può dare il via a riff dinamitardi.
Processo semplice e indolore, ma estremamente
rumoroso...
da provare, sicuramente, questa formula chimica che
agisce in maniera diretta, andando a sostituirsi ai
neurotrasmettitori eccitatori e abbattendo gli inibitori.
Nessuna controindicazione al riguardo, nemmeno nelle
dosi da assumere. Se l'incontro con tale sostanza
dovesse produrre spasmi muscolari involontari, o
reazioni incontrollate, allora è tutto nella norma, anzi è
consigliabile aumentare il dosaggio.
Formula brevettata nel 1992 nei laboratori dello
scienziato (pazzo) del suono che risponde al nome di
Trent Reznor.
In caso di apatia, consultare il medico.

Ascoltare i Genesis

Marco Cavinato (16 anni)

Titolo Album: Selling England
By The Pound
Autore: Genesis
Anno:1973

“Puoi dirmi dove giace il mio paese?” comincia con
questa domanda la favola di Selling England By The
Pound, un libro delle fiabe, un inno a un'età dell'oro
ormai patinata dal tempo.
Un viaggio per la terra d'Inghilterra, terra di danze e di
battaglie, meta del pellegrinaggio dei Genesis: le note
scorrono continue, ci trasportano su navi dei pirati,
foreste di ninfe, castelli di cavalieri.
Non è solo un racconto: è un'ode tanto alla corruzione
di un paese quanto alla sua semplicità: le epiche
battaglie raccontate sono combattute da cavalieri del
nostro tempo, Romeo vive in un appartamento e
Giulietta la sera torna stanca dal lavoro.
Quello che ci viene proposto continuamente è di
immergerci nella magiche e misteriose atmosfere di
Tavole Rotonde e terre sconosciute che esistono solo
nella nostra mente, noi, navigatori adescati dal canto di
sirene.
Il racconto ci trasporta tra le bucoliche realtà di pastori
erranti, vaganti per sentieri sconosciuti, con la sicurezza
di chi sa custodire il proprio gregge.
Ogni brano è una scoperta, ogni brano è diverso, ma,
come le pagine di un tomo, così si susseguono le
immagini fantastiche. È una continua evoluzione quella
che ci porta fino al termine della storia, dove si rivela
l'essenza dell'album: non siamo noi che apparteniamo
al paesaggio, non siamo noi che leggiamo una storia:
siamo noi il racconto, siamo noi che “Vendiamo
l'Inghilterra, una libbra alla volta”.

La Rivoluzione. Il Futuro. La Donna.

Monia Guredda (27 anni)

Con l’affermarsi di un modello sociale sempre più
maschilista, la Donna ha dovuto imparare a lottare per
la propria affermazione come essere umano.
Molte Donne hanno accettato passivamente la loro
condizione di sottomissione all'uomo. Alcune no.
Di queste Donne Rivoluzionarie conosciamo le storie
grazie a libri, film e ... manga.
Oscar Françoise De Jarjayes è un personaggio nato
dalla fantasia della Sensei Riyoko Ikeda, ma la sua vita,
le sue decisioni, la sua psiche sono così ben narrate da
farcela sentire una persona reale, a tutto tondo.
Oscar è la protagonista del manga "Le Rose di
Versailles" (ambientato tra il 1755 ed il 1793), ed è la
sesta figlia del Generale de Jarjayes il quale decide di
allevare questa ultimogenita come un uomo per farne
un soldato, il suo erede.
Oscar cresce convinta di essere un maschio. Scoprire
di essere in realtà una femmina la destabilizza.
Scoprire di poter amare un uomo, di poter concepire
idee diverse da quelle del padre-despota la libera.
Oscar, dopo una vita passata a servire senza
protestare il padre e la Corona, decide di vivere la sua
vita da protagonista attiva - non più da spettatrice
passiva - seguendo la sua natura. In una Francia
dilaniata dall'imminente caduta dell'Ancien Régime,
Oscar SCEGLIE di combattere per ciò in cui crede;
fugge dalla casa paterna, rinuncia ai privilegi
dell'aristocrazia, si unisce all'uomo che ama da sempre
(il sua attendente André) e comanda i suoi soldati della
Guardia ribelli al fianco del popolo, verso un Futuro migliore.
Ad Oscar e André non sarà dato di vedere quel Futuro;
Ikeda Sensei, nel rispetto delle regole del dramma
classico, li fa morire al culmine delle loro vite, nel
momento in cui entrambi raggiungono gli obiettivi a cui
anelavano da tutta l'esistenza.
Ogni essere umano è portato a vivere le sue piccole
Rivoluzioni esistenziali.
A volte, queste Rivoluzioni personali coincidono con le
grandi Rivoluzioni storiche.
Ma entrambe scaturiscono dalla necessità di vivere un
Futuro migliore.

Un evento tutto giovane

Rinaldo Borzetti (Consigliere per le politiche giovanili)

E’ in preparazione il Festival dei giovani, proposta
inviata on line nel corso del processo partecipativo per
la formazione del Bilancio di quest’anno che ha ottenuto
la maggioranza dei voti dei partecipanti.
Nel corso dei due incontri fatti con le associazioni di
giovani interessate si è deciso il programma di massima
del Festival che si svolgerà nei pomeriggi del 3 e 4
settembre prossimo a Bracciano Nuova nei pressi del
Palazzetto dello Sport della Provincia di Roma.
Nello spazio circostante il palco centrale saranno
allestiti una serie di stand interattivi gestiti da diverse
associazioni locali: per es. il coro polifonico giovanile,
nel suo stand, terrà lezioni di musica pop,
l’associazione di pittori potrà dare lezioni di disegno, e
via dicendo.
L’interno del Palazzetto sarà utilizzato per mostre,
mentre il retro sarà lo “spazio sport”.
L’apertura dell’evento sarà preceduta da uno spettacolo
itinerante della “Marching Funky Band” che attraverserà
Bracciano ed arriverà intorno alle 17 nel luogo del
Festival.
Alle 17.30 inizierà la performance del “Drum Circle”
che offrirà a tutti l’opportunità di sedersi a suonare un
tamburo in totale libertà per finire con il rendersi conto
che i suoni di tutti si trasformano in poco tempo in
un’unica armonia.
Dalle 19 alle 21 il palcoscenico sarà riservato ai gruppi
locali; dalle 21 alle 22 uno spazio culturale con reading
organizzati dalla redazione di Oltre l’Ordinario, e alle
22, lo spettacolo finale della “DJ Battle” il cui vincitore
sarà scelto dal pubblico.
Il secondo pomeriggio si aprirà con una caccia al tesoro
fotografica, seguita da una tavola rotonda sulle
esperienze della precarietà, del pendolarismo, della
ricerca di lavoro vissute dai partecipanti, poi di nuovo i
gruppi locali, esibizioni di Writers ed eventi “Flash Mob”.
Lo spettacolo di chiusura del Festival sarà un “Talent
Show”.
La ricchezza del programma scaturito da due soli
incontri la dice lunga sulla creatività e l’entusiasmo che i
ragazzi e le ragazze di Bracciano possiedono ed hanno
voglia di esprimere. Dare spazio a tutta questa energia,
vuol dire dare spazio al futuro.

Francisco Goya e la fantasia

Karim Dimashki (16 anni)

Il sonno della ragione genera mostri
(El sueño de la razón produce monstruos)
è una delle 80 incisioni ad acquaforte che compongono
Los caprichos (1799). L'acquatinta rappresenta un
uomo chino su un piano che dorme mentre alle sue
spalle creature di ogni sorta prendono forma. Il nome
attribuito all'opera riconduce immediatamente ad una
mirata serie di collegamenti, l'interpretazione non è
però così ovvia e rapida. Se scaviamo sotto quel titolo
troviamo la volontà del pittore di comunicare qualcosa
in più rispetto alle apparenze; Goya stesso circa questa
sua creazione affermò: «La fantasia priva della ragione
produce impossibili mostri: assieme a lei è madre delle
arti e origine di meraviglie» (F. Goya, manoscritto
conservato al museo del Prado. Testo originale in
Helman, op. cit., p.221 ). La “fantasia priva della
ragione”... perchè la fantasia?
Francisco Josè Goya y Lucientes è un pittore e
ritrattista spagnolo che opera tra il XVIII e il XIX sec.
presso la corte di Spagna.
Nei suoi quadri evidenzia la crudeltà, l'ignoranza e la
stupidità del periodo in cui visse: in alcuni ritratti, per
mezzo di un forte realismo, mostra quanta malvagità e
quanta corruzione ci fossero all'interno della corte.
Osservando Los caprichos si nota che la condanna dei
modelli avidi, superstiziosi e indifferenti del tempo si ha
grazie ad una serie di caricature brute della realtà. Così
il pittore denuncia coloro che usano la “fantasia priva
della ragione” adoperando egli stesso la propria per
riprodurre sul foglio una realtà caricata e surreale, ne
sono prova acquetinte come Volaverunt, Aquellos
polvos, Corrección e Nadie nos ha visto.
Francisco Goya successivamente conclude la frase,
sopra citata, spiegando che dall'unione di fantasia e
ragione nasce l' arte e l'origine della meraviglia. La vera
arte è fantasia, fantasia che grazie all'intelletto del
pittore riesce nel rappresentare ciò che si vuole
trasmettere.

(Note biografiche tratte da: Enciclopedia delle Arti,
Eleanor C. Munro, Mondadori, 1964)

Viaggi fantastici e filosofia

 Fabio Antinucci (22 anni)

“L'immaginazione è più importante della conoscenza”
Albert Einstein

Il Cinquecento è universalmente riconosciuto come il
secolo genitore del metodo scientifico e dell'esaltazione
della razionalità in quanto ha visto agire figure come
Copernico e Leonardo, impegnate a costruire una
conoscenza sistematica del Mondo intero dopo secoli di
mentalità medievale. Uno degli aspetti più particolari del
periodo è però l'estro creativo che ha animato le opere
di molti pensatori. Non avendo strumenti critici per dare
ai lettori una chiara visione della realtà, molti di essi
ricorrevano a figure dell'immaginario collettivo
medievale o classico per creare lo sfondo delle loro
trattazioni, in particolare di quelle di carattere morale.
Angelo Forte (fine del XV secolo-1556), medico
veneziano di origina greca, è un autore sconosciuto ma
da riscoprire. Oltre ad aver scritto una delle prime opere
atte a mettere in discussione la convinzione di un intimo
legame fra il genere femminile e la stregoneria, ha
lasciato al Mondo anche l'Opera Nova, insieme di
quattro dialoghi ambientati nella classicità greco-
romana, in cui elogia la volontà di indagare la realtà che
anima l'uomo del suo tempo. In uno di essi l'autore
narra del fantastico viaggio di Desìo (personaggio come
si vedrà allegorico) alla scoperta del Mondo. Nei suoi
pellegrinaggi s'imbatterà in quella che è una delle
immagini-simbolo del Medioevo, il paese di Cuccagna,
topos dell'abbondanza e della grandiosità. Desìo è
impressionato e desideroso di scoprire le meraviglie
che lo circondano, secondo un'ottica moderna e laica,
tuttavia le immagini a cui Forte si rifà sono quelle
proprie dell'immaginario popolare: mostri marini,
paesaggi straordinari, splendide creazioni della mente
dell'autore. Ovviamente sono immagini allegoriche: il
paese di Cuccagna, ad esempio, è un paesaggio
decadente e corrotto che serve a rammentare a Desìo
la necessità di essere prudente nelle sue esplorazioni. Il
Mondo occidentale, in questi anni, non aveva ancora
abbandonato l'irrazionalità medievale né abbracciato
ancora la ragione, bensì rimaneva in un limbo in cui la
volontà di trovare risposte si scontrava con le barriere
mentali imposte dai secoli precedenti. Solo l'ambizione
di avvicinare i suoi contemporanei a nuovi concetti con
immagini a loro vicine (quelle della fantasia e della
credenza) avrebbe permesso a Forte (ma anche altri,
fra cui Thomas More e Ludovico Ariosto) di gettare le
basi per un Mondo diverso. La letteratura avrebbe
difeso l'Umanità da sé stessa e l’avrebbe aiutata a
intraprendere un cammino verso altri lidi, più rosei.

La fantasia nel nuovo millennio

Daniele Sala (23 anni)

Non c’è alcun dubbio sul fatto che la fantasia costituisca
una delle facoltà dell’intelletto umano maggiormente
legate alle capacità creative dell’individuo.
La fantasia consente alla mente di spaziare e di
guardare oltre la realtà delle cose. Ed è forse per
questo che, molto spesso, tale facoltà viene
considerata quale caratteristica da coltivare e
sviluppare esclusivamente nell’età dell’infanzia. Ma,
nonostante essa sia un fondamentale fattore che
influisce nello sviluppo e nella maturazione
dell’individuo, la capacità di immaginare rimane e
continua ad avere una funzione anche nell’età adulta,
essendo, invece, troppo spesso confinata ad una
dimensione ludica.
Potrebbe però apparire legittimo chiedersi quale utilità
possa avere la fantasia una volta esaurito il suo ruolo
educativo durante l’infanzia o, comunque, a parte una
generica funzione di evasione. Sostanzialmente, la
capacità dell’uomo di immaginare consente ad esso di
arricchire dal punto di vista culturale la propria
esistenza.
La fantasia, insomma, assurge a elemento costitutivo
di una cultura che è fine a se stessa. Non ha risvolti
pratici, non ha, come molti altri campi del sapere
umano, una finalizzazione produttiva. Viene in rilievo
allora che fenomeni come la “mercificazione della
cultura”, citati spesso nel corso dei dibattiti politici e
contro i quali si leva lo sdegno dei vari settori della
società civile, sono anche il frutto di un modo di
considerare il sapere funzionale alla realizzazione di
risultati pratici, possibilmente a breve termine. Ma ciò
che distingue l’uomo e ne eleva la dignità è dato proprio
dalla sua connaturata tendenza a coltivare interessi che
vanno oltre la mera “sopravvivenza”; senza questa
consapevolezza, l’arte, ad esempio, perderebbe
immediatamente di senso.
E’ in questa ottica che la fantasia diviene strumento per
elevare la grandezza d’animo dell’essere umano
ponendo, al tempo stesso, in evidenza l’ irriducibile
unicità di ogni individuo.

Intervista a Carlo Stasolla


Esponente dell’Associazione 21 Luglio che si batte per la tutela di rom, rifugiati e richiedenti asilo

Carlo Stasolla: “assistiamo ad una violazione costante dei diritti umani”

Carlo Stasolla, 44 anni, coordina il centro di accoglienza per minori a famiglie “Pedro Arrupe”, attivo dal 2001 e all’interno del quale vengono accolte famiglie di rifugiati e richiedenti asilo, minori non accompagnati con difficoltà psico-fisiche e sociali e donne in situazioni di disagio psico-sociale. Tra i fondatori dell’Associazione 21 luglio che dal 2010, sostiene battaglie in difesa dei diritti dei minori, ponendo in particolar modo attenzione nei confronti di quelli esposti a situazioni di discriminazione (minori migranti, minori di etnia rom)

In cosa consiste esattamente la tua attività?
L’Associazione 21 luglio nasce per la difesa dei diritti dell’infanzia dagli abusi e dalle negligenze istituzionali. L’associazione è libera e indipendente e per statuto non può accedere a finanziamenti pubblici; ciò per avere libertà di espressione ed equità nei giudizi. Promuove ricerche, lancia campagne e appelli là dove sono posti a rischio i diritti dell’infanzia sanciti dalle convenzioni e dalle norme internazionali. Poiché parliamo di “abusi istituzionali” per il 90 per cento il nostro lavoro riguarda la tutela dell’infanzia rom, una categoria da secoli vittima di discriminazioni e strumentalizzazioni che hanno segnato generazioni e generazioni di rom in Italia”.

Quali sono le maggiori difficoltà che si incontrano?
Le maggiori difficoltà riguardano i rapporti che l’Associazione 21 luglio ha con le istituzioni. Oggi noi pensiamo di vivere in uno stato di diritto dimenticando che nel nostro Paese e a Roma si assiste ad una violazione costante e sistematica dei diritti umani. Soprattutto quando poi parliamo di diritti dei rom ci scontriamo giornalmente con pregiudizi e stereotipi che partono dal basso e si coniugano con campagne mediatiche che criminalizzano le categorie più marginali e che hanno meno possibilità di potersi difendere”.

Quale è stato l’evento che, nel corso degli anni, è stato fonte di maggior soddisfazione per te nella vita lavorativa?
Il 30 agosto è morto Marius, un bambino rom bruciato all’interno della sua baracca. Tutte le istituzioni locali e nazionali, civili e religiose, hanno fatto a gara per esprimere dolore e solidarietà alla famiglia. In realtà i giovani genitori sono stati per settimane abbandonati al loro destino, senza casa e lavoro e con la preoccupazione di dover assistere l’altro figlio, di 3 mesi, gravemente ustionato. Come associazione abbiamo allora denunciato le promesse mancate e lanciato un appello. In una settimana abbiamo raccolto circa 1.000 firme che abbiamo inviato alle autorità. Dopo pochi giorni i genitori di Marius hanno ricevuto una abitazione adeguata dal Comune di Roma”.

Una scelta di cui ti sei pentito.
Quando ci si batte per i diritti umani non ci sono scelte di cui pentirsi. Talvolta si può sbagliare sulle strategie e sui modi ma nelle intenzioni non si corre il rischio di sbagliare”.

In un’attività così complessa, che spesso pone a contatto con realtà particolarmente difficili, quali sono le caratteristiche che vengono in evidenza? E in questo, la fantasia, intesa come capacità di guardare oltre la realtà immediata, può avere un ruolo?
L’evidenza nella quale ci imbattiamo ogni giorno è una realtà fatta di ingiustizia, di discriminazione, di esclusione sociale, di segregazione. Non ci si riesce mai a capacitarsi di come nella Roma del XXI secolo ancora ci siano cittadini i cui diritti sono istituzionalmente violati e i diritti calpestati senza ritegno. E’ dalla passione che si ha e dall’ansia di giustizia che scaturiscono vie di uscita per battaglie civili che partano dal basso e che devono arrivare ad offrire agli amministratori strumenti e vie di uscita che siano rispettosi delle persone. In questo è importante passione, fantasia, voglia di giustizia, professionalità, impegno etico. Senza risparmiarsi…”.
Daniele Sala

Per consultare il sito dell’Associazione 21 Luglio: www.21luglio.com

Intervista a Tina Coppola


Insegnare oggi. A colloquio con una professoressa del liceo Via di Bracciano

Tina Coppola: “Sogno studenti autonomi”

La professoressa Tina Coppola insegna attualmente Greco, Latino e Italiano al Liceo I. Vian di Bracciano. Dopo molti anni di servizio si ritrova ancora ad essere una precaria. Inoltre è un'attivista di Amnesty International. Le chiediamo cosa pensa della scuola di oggi e cosa vuol dire per lei insegnare.

Cosa le piace del suo mestiere?
“L’idea di poter vivere pienamente (nella pratica dell’attività di insegnamento) impegno sociale, libertà di pensiero e condivisione emotiva. La scuola è il luogo in cui lo Stato manifesta il suo impegno effettivo contro la discriminazione e le sperequazioni sociali nel fornire a tutti pari opportunità di pensiero, di crescita e di comunicazione: essere, in quanto docente, lo strumento attraverso il quale tutto questo possa realizzarsi è il mio massimo obiettivo professionale”.
Cosa vuol dire per lei insegnare?
“Insegnare mi fa sentire viva, mi offre continue possibilità di crescita emotiva e intellettuale: non c’è mai nulla di scontato nell’incontro con i giovani attraverso l’esercizio del pensiero”.
Qual è il modello educativo che ritiene più giusto trasmettere ai suoi studenti? Perchè?
Credo che insegnare non sia trasmettere modelli, né promuovere valori. Ma più semplicemente fornire ai giovani strumenti adeguati alla scelta e alla costruzione dei propri valori. Sogno i miei studenti (e prendo in prestito il verbo “sognare” da Danilo Dolci) ‘autonomi’: questo è il primo obiettivo.
Quanto alla programmazione, ritengo che sia il fulcro dell’attività docente. Gli studenti non sono tutti uguali, le classi non sono tutte uguali, le scuole non sono tutte uguali, non sono uguali i paesi, le città, gli ambienti culturali e sociali: insegnare è calarsi nel contesto della classe e della realtà sociale disegnando un progetto didattico che renda per tutti raggiungibili i più alti obiettivi educativi. I programmi ministeriali sono ovunque gli stessi; realizzare una programmazione che renda accessibili a tutti i contenuti dei programmi è il compito del docente”.
Lei è anche un'attivista di Amnesty International; può capitare che ciò entri in relazione con il suo mestiere? La ritiene una cosa utile? Anche per i suoi studenti?
“Non riesco a immaginare la mia attività di docente se non all’interno del rigoroso rispetto della legalità e dei diritti umani”.
Cos'è per lei la fantasia? Che relazione c'è fra insegnamento e fantasia?
“La fantasia sono gli studenti: ogni studente di ogni età e di ogni indirizzo che legga o ascolti un qualsiasi testo di una qualsiasi epoca in una lingua qualsiasi, ne fa qualcosa di rinnovato e nuovo dentro di sé e per gli altri”.

Karim Dimashki

Intervista a Fabio Troncarelli


Le dinamiche di un epoca: a colloquio con il docente di Paleografia presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere Moderne dell'Università della Tuscia di Viterbo

Umanesimo: intervista al professor Fabio Troncarelli sull’opera di Angelo Forte

Fabio Troncarelli è docente di Paleografia presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere Moderne dell'Università della Tuscia di Viterbo. Nel 2010 ha curato un'edizione delle opere di Angelo Forte. Oltre l'Ordinario l'ha incontrato.

Professor Troncarelli, partiamo con una prima, veloce domanda. Perché Angelo Forte, ad un certo punto, sente di dover scrivere dapprima il Dialogo degli incantamenti e più tardi l'Opera Nova?

(Per quel che riguarda il Dialogo degli incantamenti) Da una parte abbiamo un'occasione: Forte ad un certo punto della sua vita partì da Venezia per Roma, dove tentò di farsi assumere come archiatra pontificio (ancor oggi denominazione del medico personale del Papa, ndr), ma non riuscì nell'impresa. Di ritorno a Venezia, cercò di ritornare nelle grazie del doge e della cittadinanza scrivendo un dialogo in cui si elogiasse la figura della donna, che nella città lagunare aveva sempre avuto un'importanza maggiore di quella dell'uomo. Ebbe successo. Se poi guardiamo il problema di carattere generale, la stregoneria, Forte rientra in una tradizione di letterati che tentarono di combattere la persecuzione delle cosiddette streghe e tutte le pratiche che ne derivavano”.

E invece qual è il significato dell' Opera Nova, all'interno dell'opera di Forte?
Per capirlo bisogna tenere presente l'impatto che su Forte ebbe Luciano di Samosata, autore dissacrante ed estroso, ma anche dotato di una grande carica morale, molto in voga nell'Umanesimo fra personaggi come Forte, Ariosto o, all'infuori dell'Italia, Erasmo e Thomas More. L'Umanesimo, sviluppa accanto ai tratti tradizionali che gli si attribuiscono (la riscoperta dei classici, ad esempio), anche una forte componente immaginifica. Le personalità che ne facevano parte credevano nella possibilità di creare un loro mondo immaginario e interiore, alternativo a quello contingente. Da una parte, con l'invenzione di luoghi fantastici, immaginari, dall'altra proponendo un altro modello morale per la società”.

Qual è il rapporto di uno scienziato come Forte, che lotta contro la superstizione, gli orrori della caccia alle streghe, con l'immaginazione? Leggendo queste opere mi è sono chiesto spesso quanto l'immaginario medioevale e le sue fantasticherie abbiano pesato su di lui. Per esempio, mi sono domandato se Forte credesse ancora nell'astrologia, anche se in misura minore di altri...

La parola “Immaginazione” copre molti campi e ha molte accezioni. Non deve sembrare strano trovare nelle pagine di Forte questi tratti fantasiosi e per capirli non è necessario risalire per forza al Medioevo, anche se esso ha pesato. L'orizzonte in cui agisce Forte è molto sfaccettato: esso tradizionalmente è visto come il movimento che pone l'homo faber al centro della realtà. Tuttavia questa è anche l'epoca alla nascita dell'ermetismo, che propagandava la necessità della scoperta di sfere diverse da quelle della realtà, che hanno a che vedere con la magia e, appunto, nell'astrologia. Questi sconfinamenti nel magico si spiegano, perché rientravano all'interno della convinzione che l'Uomo potesse manipolare la realtà con ogni mezzo. Certo, come dicevamo prima anche il Medioevo ha un suo peso su questo movimento: oltre al recupero della Classicità, nell'Umanesimo c'è anche un recupero del Medioevo e delle sue espressioni culturali e dunque c'è un rapporto fra i due contesti”.
Abbiamo nominato, oltre a Forte, anche Erasmo, Moro e Ariosto. Leggendo questi autori mi sono chiesto spesso come fosse il rapporto di figure così fuori dagli schemi con la loro epoca, con la Riforma, con il clima religioso di allora.

Erasmo è senza dubbio il personaggio particolare, il più conflittuale; si attaccava spesso con i suoi contemporanei. Altri, come Moro e Ariosto, non erano così polemici. Non c'era solo un atteggiamento critico verso il Mondo che li circondava, credevano in un Mondo alternativo, spesso si chiudevano in loro e si straniavano dalla realtà che li circondava. Il tono da loro usato nelle loro indagini sulla realtà non era solo di critica e di lotta, ma anche di presa in giro, di scherno, verso il fanatismo. Questo atteggiamento verso il fanatismo è proprio di molte manifestazioni di dissenso nel corso della Storia. Anche Hitler veniva schernito, molti dicevano che fosse “la cattiva imitazione di Charlot””.

Alla luce di quel che abbiamo detto, cosa pensa della fantasia? Si dice spesso che oggi viviamo in un Mondo senza immaginazione. È vero?
Ho la sensazione che oggi non siamo stimolati ad avere una vera fantasia; è tutto preconfezionato, anche il modo in cui immaginiamo. Molte espressioni d'immaginazione non sono altro che variazioni sul tema di cose già dette. Se poi parliamo di immaginare un futuro migliore, oggi come oggi a mio parere abbiamo una crisi di rigetto verso ogni possibilità di poterlo fare. A mio parere, però, l'immaginazione sarà sempre importante, soprattutto in un momento in cui abbiamo così poco da sperare: anche se oggi come oggi si ha poca espressione immaginifica, chi ci dice che in futuro qualche piccola fiammella di speranza non potrà trasformarsi in un vento di cambiamento?”.
Fabio Antinucci

Intervista a Simone Leonardi

Interprete di Din Don ne “La Bella e la Bestia” calca da anni le scene in Italia e all’estero

Musical che passione: faccia a faccia con Simone Leonardi

Ho avuto modo di conoscere Simone Leonardi grazie alla sua incredibile interpretazione dell'orologio parlante (Din Don) nel Musical La Bella e la Bestia e ho colto l’occasione per un'intervista su vari argomenti, partendo proprio dal suo lavoro.

Nella tua carriera hai partecipato a tantissimi musical di origine straniera. Pensi che in Italia dovrebbe esserci più attenzione per questa forma d'arte o sei fiducioso del riscontro che, piano piano, si sta ottenendo?
Molto fiducioso. Ma i tempi oggi in Italia sono geologici in qualunque settore. Per cui, mentre ripongo piena fiducia nelle risorse del mio Paese, nel frattempo mi sa che vado a bruciare qualche tappa altrove!”
Preferiresti interpretare maggiormente ruoli comici o drammatici? Perché?
Non faccio distinzione tra l'uno e l'altro. Un ruolo drammatico necessita di una buona dose di ironia per non diventare noioso e un ruolo comico deve essere affrontato con serietà per non diventare ridicolo”..
Quando hai capito che avresti fatto questo mestiere?
Quando ho avuto la mia prima scrittura nel '99”.
In quale altro musical o opera moderna ti piacerebbe cantare? Perché?
Parade, di Jason R. Brown. Mi sento affine al protagonista che subisce l'offesa peggiore: l'ingiustizia”.
Un ruolo che hai particolarmente amato, tra tutti quelli che hai interpretato?
Rudy (da Bent, di M. Shermann)”
Dopo le domande sulla sua carriera, ho domandato a Simone cosa ne pensasse di argomenti vari e, infine, del delicato tema della fantasia nei giorni nostri.
Quanto spazio credi che il mondo di oggi riesca a garantire alla fantasia?
Credo che, fino a quando le persone saranno disposte a sognare, a spendere il costo di un biglietto per chiudersi le porte del teatro alle spalle e vivere una nuova magia, la fantasia non potrà mai terminare e nessun futuro arido potrà portarcela mai via”.
Grazie a Simone per la sua disponibilità,
Lidia Marino

Corsi di Giornalismo

Graziarosa Villani, oltre ad occuparsi di dirigere la nostra redazione, ha deciso di darci alcune piccole lezioni per apprendere le basi del giornalismo. Alla fine di ogni incontro ci lasciamo con un "compito" per la volta successiva, solitamente scrivere un articolo di prova di ciò che abbiamo iparato quel giorno. Qui, sul blog di Oltre l'Ordinario troverete tutti i nostri articoli in versione integrale. La prima cosa su cui ci siamo esercitato sono le interviste: le troverete di seguito a questo articolo.

venerdì 1 aprile 2011

Da sentire: A sun that never sets

Elle (23 anni)

Band: Neurosis
Anno : 2001
Prima di tutto il buio. Poi un puntino bianco nell'universo
nero. Un sordo sibilo seguito dal bagliore accecante. Il
puntino si dilata all'infinito, l'intero cosmo è fagocitato in
un istante. Una sequenza che non lascia scampo,
impetuosa arriva come la deflagrazione di una bomba
atomica. Tutto è polverizzato. Un'apocalisse che ha
spazzato via tutto, o quasi. Ora lì in alto c'è un nuovo
fuoco che arde, forte e vigoroso, dall'aspetto marziale si
erge ad unico giudice supremo della vita. Il sole che
non tramonta mai. Oltre i limiti, e i Neurosis finalmente
rompono la loro ultima barriera musicale, evolvendosi
nuovamente, forse in maniera definitiva.
Il cerchio spezzato, rimasto incompleto, ora si chiude
riportando i nostri all'essenza, al punto d'origine: il
suono.
“A sun that never sets” non è altro che l'emblema di
come la sottrazione possa divenire il valore aggiunto
nella musica. Non esistono riempitivi, ciò che è
superfluo deve essere eliminato, bisogna scavare e
togliere strati, scendere nell'abisso perchè la verità è
nel nucleo.
É come se ogni riff, ogni singola nota, ogni battuta,
fosse stata meditata e incubata lentamente per milioni
di anni nel ventre della Terra. Poi come un'esplosione
magmatica, l'idea del suono si è trasferita dal nucleo
terrestre nelle dita di cinque umanoidi prescelti,
sprigionandosi in tutta la sua energia.
Umanoidi senza nome che ora osservano dalla collina
senza tempo, cercatori della nuova luce dietro
l'orizzonte, strettamente connessi ai frammenti oscuri e
fumosi del passato.
“ From the hill – I've been watching – stealing the light.”
Qui dunque si è lontani dall'inferno sonoro, soffocante e
cieco di “ Through silver in blood ” (1996), niente più
attacchi frontali o sfuriate (auto)distruttive, niente più
rumori provocati dal movimento degli ingranaggi, dei
sinistri suoni delle macchine pressanti, ritmiche e
metodiche dall'odore pregnante e metallico. Qui il
tempo umano è nuovamente azzerato, la macchina non
c'è più, estinta, distrutta, esiliata nel passato. La strada
del ritorno conduce alle origini, al sangue, alla carne e
allo spirito (blood, flesh and spirit).
“ The blood that floods through me is not my own. The
blood is from the past, is not my own. The blood is
strenght I'm not alone ”.
Questa nuova dimensione non è esente dalla
sofferenza.
L'organismo neurotico affonda gli artigli in profondità e
si dibatte continuamente servendosi delle chitarre
mastodontiche di Steve Von Till e Scott Kelly, sostenute
a loro volta dalla psichedelia vomitata dalle tastiere di
Landis. Le sei corde si aprono, si distorcono, si
compattano avvolgendosi su se stesse
maestosamente, disegnando nella mente paesaggi di
cui le uniche entità certe sono il sole, tiranno ardente,
ossessivo ed ipnotico e il deserto, specchio crudele e
roccioso. Drumming e basso completano l'intero
organismo: lenti, esasperanti nelle loro cadenze tribali,
testimoni inamovibili di un mondo tornato allo stato
primitivo senza tempo.
Forse allora questa è la risposta. Forse la risposta si
trova in tutta la solitudine intrinseca del deserto e dello
spazio che lo avvolge sterminato. Forse solo in quel
momento l'uomo finalmente potrà spogliarsi di tutto ciò
che è stato, per ricominciare. Dal sangue e dalla carne.

Da vedere: V per Vendetta

Marco Mario Guredda (19 anni)

Tratto dalla graphic novel ideata da
David Lloyd e pubblicata dalla
Vertigo/Dc Comics, prodotto dai
fratelli Wachowski, creatori della
trilogia cult di Matrix, V per
Vendetta è un action-thriller
ambientato in una avvincente
visione del futuro: un futuro nel
quale un regime totalitario sul modello nazista priverà la
popolazione inglese della libertà e la opprimerà,
annichilendola. E’ in questo contesto che si ergerà la
figura di V, coraggioso e carismatico combattente per la
libertà: animato da sete di vendetta e da una forte
spinta autarchica, metterà in ginocchio il folle sistema
dimostrandoci come le idee siano a prova di proiettile.
Il cast è ottimo (vedi Natalie Portman, perfetta), lo
svolgersi dell'azione è frenetico, la trama è
spiccatamente eversiva, il finale è pirotecnico, in tutti i
sensi...
L'azione esploderà, la rivoluzione avrà inizio.
Ricordatevi il 5 novembre.

Horror sociale

Lidia Marino (22 anni)

I continui cambiamenti della società sono sempre
stati fondamentali nel processo di affermazione
del cinema e ciò è evidente in modo particolare nel
genere Horror.
Col film del 1920, Il gabinetto del dottor Caligari, le
novità esterne che coinvolgevano il cittadino, come la
psicoanalisi di Freud e l'interesse per la figure dei
"mostri", delle ombre indefinibili, influenzano la nascita
di questo nuovo genere cinematografico.
Molti dei protagonisti dell'horror non sono che la
metafora, la rappresentazione fantastica di timori reali,
di complicazioni storiche che preoccupano la persona
nella vita di tutti i giorni. Alcuni esempi sono riscontrabili
nella figura di Dracula, che diventa emblema della
vendetta di un’aristocrazia ormai surclassata dalla
borghesia, o di Frankenstein, dove il dottore è creatore
della sofferenza e la creatura è vittima dell'ignoranza
dell'epoca.
L’horror, quindi, attraversa la nostra storia come un
vero e proprio specchio antropologico o sociologico,
che riflette gli aspetti più inconsci del sentire della
comunità. Con il tempo, però, la figura del mostro
appare sempre più umanizzata, come un fantasma che
ci minaccia, ma che, in realtà, non si differenzia tanto
da noi stessi, sottolineando una chiave di lettura
indicativa: i veri fantasmi siamo noi stessi (Il sesto
senso, The others ecc). Ciò rivela un sentimento
nascosto e taciuto dell’occidente: l’idea che il nemico
non sia davvero diverso da noi, ma che sia invece parte
del nostro passato, incattivitosi e divenuto minaccia a
causa dei nostri comportamenti (colonialismo e
discriminazione politica e sociale).
Fenomeno odierno è quello di perseverare nelle
creazione di saghe dell'orrore, dove il nemico sembra
imbattibile, perché ha la capacità di tornare
nell'episodio successivo migliorato e, se possibile,
ancora più violento, e ciò rappresenta perfettamente le
paure che circondano lo spettatore di oggi, che non
riescono ad essere depennate da un lieto fine, ormai
nemmeno ricercato.
Quindi l’horror non è solo un genere per intrattenere gli
impavidi, gli amanti del brivido, come spesso viene
definito, ma si rivela il più fedele ritratto delle nostre
fobie, il riscontro più efficace dei sentimenti di auto-
critica interni alla società e un precursore dei tempi
nell’individuazione dei futuri cambiamenti sociali.

Film horror? Roba da educande!

Monia Guredda (27 anni)

A torto il film horror fa paura a molte persone.
A torto perchè in realtà il genere horror è il genere
cinematografico più moralista che esista. Basta grattare
appena sotto la superficie e vedere oltre le armi, il
sangue e le morti violente. A quel punto ci si renderà
conto che i film sono il corrispettivo moderno delle
favole dei fratelli Grimm, di Perrault e di Andersen.
Nelle fiabe una fanciulla innocente (Cenerentola,
Cappuccetto Rosso...) combatte contro il Male
(Matrigne, Streghe, Lupi...) e riesce sempre a
sconfiggerlo. I film horror seguono lo stesso identico
schema.
La crisi dell'industria cinematografica non ha toccato il
film dell'horror. Nonostante sia considerato un genere di
serie B, che piace solo a pochi "svitati", è
probabilmente il settore più prolifico, che può contare su
uno zoccolo duro di appassionati (molti più di quanto
immaginiate) e su un gran numero di curiosi (vedi il
"caso" ParanormalActivity).
Ogni genere (teatrale, letterario, cinematografico)
produce un pugno di Capolavori, molti buoni titoli, e una
marea di cose ignobili, così anche l'horror.
Grandi registi si sono cimentati in questo genere, che
rappresenta sempre una sfida allettante.
E’ facile difendere il genere horror parlando di Shining,
di Rosemary's Baby di Roman Polanski, di Wes Craven
e di John Carpenter, ma io vorrei provare a difendere il
genere citando qualche B-movie. Uno dei sotto-generi
più famosi è sfruttati è quello denominato "teen-horror".
In questi film troviamo sempre un gruppo di 5 ragazzi (3
ragazze e 2 ragazzi o viceversa) che si ritrovano in un
luogo isolato (casa, bosco, isola, autostrada, deserto...).
Il Gruppo di Eroi è così composto: la coppia bionda, la
coppia bruna ed un quinto amico che può essere di
colore, o asiatico, o un “nerd”. Come le fiabe, l'horror
(ed in particolar modo il teen-horror) si fonda su dei
clichè fortemente radicati; i personaggi, in entrambi i
casi, sono essenzialmente bidimensionali, con una
personalità ridotta all'osso. Più che a dei personaggi, ci
troviamo di fronte a dei Tipi.
La coppia di ragazzi biondi (lui e lei) sarà superficiale,
stupidotta, egocentrica, entrambi fumeranno e/o
berranno alcolici e, elemento fondamentale, sarà
sessualmente attiva.
La coppia di ragazzi bruni sarà esattamente all'opposto
(almeno lei che incarna il clichè della “Candida
Fanciulla”).
Il ragazzo nero/asiatico/nerd ha la funzione di Aiutante.
Detto ciò, la storia (il massacro) è già scritta: i ragazzi si
trovano soli e sperduti, arriva la minaccia (killer umano
o sovrannaturale), ognuno reagisce seguendo la
propria natura, i "cattivi" muoiono ed i "buoni" si
salvano.
I "cattivi", secondo i canoni dell'America puritana che ha
cristallizzato il genere, sono i ragazzi superficiali, che
fumano, bevono e fanno sesso. Loro verranno puniti da
questo deus ex machina post-moderno che è il serial
killer dei film horror, quello che può essere sconfitto
solo dalla Dolce Donzella Senza Macchia e Senza
Paura.
E fu così che Cappucetto Rosso uccise il Lupo Cattivo.

L’e-book: il libro del futuro?

Fabio Antinucci (22 anni)

Negli ultimi anni, l'industria informatica ha
prodotto una serie di strumenti che possono
veramente dirsi “rivoluzionari”, in quanto la loro forma e
la loro maneggevolezza permettono agli utenti di
utilizzarli con molta meno difficoltà rispetto a computer
di due o tre generazioni fa. A livello tecnico questo è
avvenuto grazie alla miniaturizzazione dei componenti
della macchina-computer. Altro aspetto di questa
“rivoluzione informatica” nella quotidianità è stato
l'immenso sviluppo di internet, che ha permesso una
sempre maggior circolazione di dati. In campo culturale,
questi due aspetti innovativi sono convenuti alla nascita
di un mezzo di diffusione dei testi scritti che promette di
scardinare antichi cardini della lettura, principale veicolo
di acculturamento. Si sta infatti diffondendo sempre più
l'e-book: il testo scritto, che tradizionalmente si trova
sulle pagine di un supporto di lettura materiale che si
sfoglia in modo concreto, viene adesso racchiuso
all'interno di un file informatico fruibile anche attraverso
il proprio portatile, semplicemente scaricandolo dalla
rete, in modo del tutto legale. Vi sono poi altre novità
che riguardano propriamente la forma dell'opera: alcuni
e-book, ad esempio, sono correlati di immagini e filmati.
Il modo in cui ci si approccia a questa nuova tecnologia
presenta numerosi interrogativi soprattutto se si mette a
confronto il libro di ieri con quello di oggi. Ad esempio,
la tecnologia digitale è estremamente fragile e i
programmi usati per la consultazione dei file sono
continuamente sottoposti ad aggiornamenti che
rendono le versioni precedenti obsolete. Questo vuol
dire che se io scrivo oggi un racconto con la versione A
di un programma, fra cinque anni (un tempo che,
nell'industria informatica, equivale a venti), quel
racconto difficilmente sarà leggibile con la versione Z
dello stesso programma. Ci sono poi i rischi collegati
alla circolazione in rete; è possibile tutelare in modo
totale il diritto d'autore di un'opera in un contesto in cui
un utente particolarmente esperto potrebbe modificare i
contenuti dei file condivisi? Ancora: il libro tradizionale
scomparirà? È un'evoluzione naturale oppure, come
detto da alcuni, una rivoluzione che rischia di
impoverire la cultura? Queste sono le domande che ci
pone davanti un mezzo di comunicazione che promette
di rivoluzionare il modo di leggere garantendo praticità
e facile reperimento.

Quando la scuola funziona

Karim Dimashki (16 anni)
E' ora! Finalmente - penso - non ce la
facevo più ad aspettare. Mi guardo
intorno: sono tutti agitati; non
desideravano altro. Fra gli sguardi degli
alunni c'è un'aria elettrica, il silenzio è mistico,
contemplativo, l'attesa dolce come miele. Lei entrando
si dirige alla cattedra e, sedutasi, si lega i capelli con
una matita, siamo tutti già pronti a ciò che sta per
accadere. E' ora!
Prende il libro in mano e comincia a sfogliarlo, il suo
sguardo attento mira e osserva le pagine prive di
numero che vogliono essere raccontate. Inspira, il
cuore batte; inizia a narrare, l'orologio si ferma ed il
tempo cessa di esistere; l'unico ritmo che c'è è quello
delle parole che volano, piene ma leggere giungono alle
orecchie di ognuno. Ogni pensiero svanisce: la mente è
concentrata sul suono di fiaba. Non riesci a fare a meno
di ascoltare. Come fosse un sogno la sua voce, il modo
di parlare e di muoversi rendono vivido quello splendido
momento, ti fanno vivere e ti catturano. Poi smette, alza
la testa e ci guarda per capire se tutti abbiano appreso,
basta uno sguardo.
Tocca a noi, prima nessuno aveva il coraggio di
rompere la magia ma ora siamo più curiosi di prima,
con qualche dubbio spesso, fa parte del gioco:
dobbiamo, vogliamo saperne di più.
-Prof. perchè...- così inizia a sciogliersi ogni curiosità
che si agita in noi e che non vede l'ora di essere
saziata. Non è certo che avvenga subito, la risposta
non sarà fredda e immediata, ma piacevole e accurata.
Confronto, forse è il modo migliore per rispondere o far
si che lo studente risponda da solo alla domanda. Non
te ne accorgi ma improvvisamente scatta qualcosa -ah!
Ho capito ora-. Chissà quante volte ce lo avrà sentito
dire. Suona la campanella, guardo la porta, non voglio
sapere cosa ho dopo; desidero che un'ora così duri per
sempre. Intanto ci limitiamo a salutare la professoressa
attendendo con ansia la sua prossima lezione. Proprio
mentre mi alzo dalla sedia, un pensiero riaffiora,
evocato da una frase che è venuta a stuzzicarlo. Ma
non è come prima, alla fine di questa lezione è tutto più
vivido, più luminoso; il pensiero che mi aveva
abbandonato prima adesso ha altri spunti a cui
attingere, ha molto più ossigeno da consumare. Ci
rifletto, riesco ad appropriarmene, a farlo mio.
Ecco perchè amo la scuola ecco perchè mi ci interesso
e tento di curarla. -Su una parete della nostra scuola c’è
scritto grande "I CARE". È il motto intraducibile dei
giovani americani migliori: "me ne importa, mi sta a
cuore". È il contrario esatto del motto fascista "me ne
frego"
.- Don Milani, Lettera ai giudici.

A Diana Lucidi

I giovani, il viaggio e l'abitare

Marco Cavinato (16 anni)

Dire che un ragazzo abita in un posto è, perlomeno,
restrittivo. In genere, è costretto a viverci.
Non bisogna farsene una colpa, ma non esiste luogo
che non vada stretto a chi, adolescente, non vede l'ora
di tirare una boccata d'aria nuova, diversa.
Fa parte della normalità voler andarsene via, e cercare
di limitare tutto questo è inutile. Perché il giovane
viaggia. Sempre. Viaggia con la fantasia, viaggia con i
piedi per terra ma la testa fra le nuvole, e, non appena
se ne presenta l'occasione, se ne va, in un continuo
peregrinare, più o meno metaforico.
Questo non significa che non ci si possa legare a un
luogo, anzi. Il giovane, dinamico com'è, ha bisogno di
continui saldi punti di riferimento, che gli permettano di
spingersi sempre oltre, e l'animo di un giovane ricorda
ogni posto in cui è stato, ne tiene sempre una traccia
indelebile dentro di sé. Così, ogni posto in cui passa
serba sempre un segno del passaggio di uno spirito
libero, brioso, frizzante, con tanti sogni e tutto da
costruire.
Il giovane non scappa, il giovane viaggia, il giovane
cerca, il giovane trova.
Abitare in un luogo significa ritrovare se stessi, e, in una
sorta di legame empatico, si trova sempre quel posto,
quel luogo dell'anima, di cui si ha sempre avuto
nostalgia, anche senza mai averlo visto.

Una Lezione interessante

Daniele Sala (23 anni)

Tutto ha avuto inizio il 17 dicembre 2010. A Sidu Bouzid
(Tunisia) un venditore di frutta si dà fuoco come segno
di protesta contro il regime di Ben Alì. Le proteste
infiammano prima in tutto il Paese, per poi estendersi in
una gran parte dell’area Mediorientale. Non solo
Tunisia, Egitto e Libia, laddove si può parlare di vere e
proprie rivoluzioni, ma anche altri Stati arabi hanno
visto il popolo scendere in piazza per rivendicare
migliori condizioni di vita ma, soprattutto, per chiedere
il riconoscimento dei diritti civili e politici. Pur nella
specificità che i movimenti assumono nei vari Stati, alla
base delle istanze della popolazione è possibile
riscontrare un elemento comune: la volontà di mutare
radicalmente l’assetto politico e sociale del Paese; una
peculiarità di ogni rivoluzione. Centrale, peraltro, è il
ruolo che i più giovani, studenti in particolare, hanno
assunto nell’animare le rivolte. Anche questo non
dovrebbe destare stupore. Si tratta senza dubbio
dell’espressione di una fondamentale presa di
coscienza che, è evidente, caratterizza le nuove
generazioni, nel momento in cui si rendono conto di
essere responsabili della realtà circostante. Notevole è
il clamore suscitato nell’opinione pubblica del mondo
occidentale. Il primo approccio è quello di pensare che
questi Paesi stiano seguendo le tappe che hanno, in
precedenza, portato i popoli europei, ma non solo, a
faticose conquiste civili, politiche e sociali. Sarebbe
però interessante provare a mutare prospettiva e
riflettere, con un pizzico di onesta umiltà, su cosa
abbiamo noi da imparare. Proprio le dinamiche che
hanno caratterizzato tali avvenimenti potrebbero quindi
diventare un notevole spunto di riflessione autocritica
per capire se le nuove generazioni dei paesi più
avanzati sarebbero in grado di battersi con la stessa
forza e lo stesso coraggio; se nelle nostre società vi
sono gruppi di giovani dotati di una sufficiente vitalità,
culturale politica, per opporsi alle ingiustizie e
rivendicare le proprie aspirazioni ideali
“Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni,
che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo,
evince il disegno di ridurre il popolo a sottomettersi a un
dispotismo assoluto, è il suo diritto, è il suo dovere,
rovesciare tale governo e affidare la sua sicurezza
futura a dei nuovi Guardiani” (Dichiarazione di
Indipendenza degli Stati Uniti d’America, Filadelfia 4
luglio 1776)

martedì 1 febbraio 2011

Da sentire

Elle (23 anni)

BLUE VALENTINE
Autore: Tom Waits
Genere: Blues, Jazz
Anno: 1978
Gocce di pioggia s' infrangono silenziosamente sul
vetro. La finestra della camera buia lascia scorrere via
le lacrime notturne. Poche note consolatrici, sfiorano
leggere la notte, come dita affusolate di una mano di
donna. Una carezza. Una bottiglia di bourbon. Un
pianoforte. Una melodia. Una figura solitaria, raccolta,
ingobbita celata da una nuvola di fumo per le troppe
sigarette. Una voce regalata alla luna, sorella solitaria,
di un San Valentino per perdenti.
Blue Valentines. On the wrong side of the road
dalla parte sbagliata della strada.
Lo stregone Tom Waits, con la sua voce inconfondibile,
narra di fiabe dove i personaggi che le abitano non
hanno nulla a che spartire con valorosi cavalieri o
candide principesse medievali. I “nostri” infatti si
materializzano come fantasmi nella notte e assumono
la forma dei reietti, dei naufraghi, degli esclusi, dei
vagabondi, delle moderne cenerentole dai sogni vani,
dei Romei sanguinanti, romantici gangster che come
ultimo dono ricevono una pallottola in mezzo al petto.
Il degrado, le illusioni, le disillusioni, il sarcasmo, la
solitudine, l'emarginazione, l'ironia, l'alcool, la follia,
l'amore sono questi gli ingredienti gettati e miscelati
dallo stregone nel grande pentolone metropolitano.
Il prodotto di tale intruglio non può che essere l'uomo,
unico essere vivente capace di autodistruggersi, morire
e resuscitare nella stessa vita.
É risaputo che gli stregoni compiono maledizioni e
sacrilegi e certamente non a fin di bene, ma questo è
un caso particolare. La magia è compiuta, è buona,
lenisce il dolore rendendoci partecipi di tutto il collage di
emozioni in cui siamo assemblati.
La sensazione di sconfitta generale che investe ogni
campo vitale, non è inflitta inesorabile, ma anzi viene
accolta col sorriso. Un sorriso, beffardo e ironico che si
consolida lento nella sua forma, ma che sempre di un
sorriso, in fin dei conti si tratta.

Vita scolastica

Karim Dimashki (16 anni)

Mi alzo, sono le 6:00 -Ma chi me lo fa fare?- la
prima domanda che mi faccio appena alzato. Mi
preparo, esco di casa per prendere l'autobus, un'altra
giornata che trascorrerò sui banchi di scuola, a
guardare e sentire professori che tentano di infilare
nella mente di 30 ragazzi quattro concetti spogli di
significato. Entro in classe -Chi abbiamo oggi in prima
ora?- non ricordo, le giornate sono tutte uguali:
mercoledì, giovedì non ho idea di che giorno sia, so
solo che dovrò sopravvivere alle prossime 5 ore.
La professoressa spiega, mi domando cosa stia
blaterando, non mi interessa più di tanto -Perchè non
mi interessa?- mi chiedo, in realtà adoro l'argomento di
cui sta parlando ma sento che a quella spiegazione
manca qualcosa... alzo la mano e domando il perchè di
ciò che stava spiegando, perchè quella cosa era così in
quel momento storico sono convinto del fatto che possa
passarmi qualcosa da quella lezione. Niente da fare la
risposta peggiora la situazione, cominciano ad assalirmi
enormi paroloni privi di senso e pesanti nozioni che
probabilmente chiederà alla sua prossima
interrogazione. -Che barba!- penso, -E se io non la
vedessi come lei? e se io pensassi che in realtà quella
questione era interpretabile in altro modo? detto così mi
sarà veramente utile?-

Il Valore dell’esempio

Daniele Sala (23 anni)

Soprattutto in occasione dei 150
anni dall’Unità d’Italia, potrebbe assumere notevole rilievo
domandarsi in che cosa consista e se abbia ancora
senso parlare di “fiducia nelle istituzioni”. Provando a
contestualizzare, le istituzioni hanno il ruolo
fondamentale di garantire il rispetto delle regole e il
funzionamento della vita democratica di uno stato. Ma
l’effettività della loro funzione è strettamente connessa
alla credibilità, e non, banalmente, al semplice
consenso, di cui godono agli occhi della cittadinanza.
Se nessuno più riconoscesse come legittima una
istituzione, gli atti da essa compiuti non produrrebbero
più alcun effetto, in quanto disconosciuti dalla
popolazione intera. E’ facile comprendere l’enorme
responsabilità che grava in capo ai soggetti cui è
affidata la rappresentanza di un’istituzione e, di
conseguenza, il dovere, morale prima che giuridico, di
comportarsi con “disciplina ed onore”. Verrebbe,
altrimenti, ad essere leso l’interesse pubblico tutelato
dalla stessa. Da questo punto di vista, ancor più gravi
sono gli effetti nei confronti dei giovani, portatori,
almeno in teoria, di una ineliminabile forza di
cambiamento del mondo che li circonda, con l’obiettivo
di creare un modello di società che sia espressione dei
propri sogni ed attuazione di quegli ideali da cui sono
animati. In assenza di questa spinta innovatrice
o,meglio, rivoluzionaria, qualsiasi società rischierebbe
di implodere in se stessa, in quanto perderebbe la
capacità di evolversi. Un’istanza che, però, subisce
un’avvilente frustrazione quando si scontra con modelli
di comportamento degradanti. Non si può in alcun
modo auspicare un confronto dei giovani, o
quantomeno di coloro che hanno voglia di impegnarsi,
con le istituzioni, se queste ultime non sono in grado di
fornire un modello adeguato. E così, tutte le forme di
violenza che caratterizzano il mondo giovanile, da
quella manifesta, che sfocia negli scontri in una piazza
o in uno stadio, a quella ,più difficile da riconoscere ma
egualmente devastante, del disinteresse per la realtà
circostante, rischiano di non trovare alcun ostacolo.
Dimostra infatti profonda incoerenza chi,
rappresentando le istituzioni in modo indegno, pretende
di spendersi per il bene comune.

Educati a convivere: una bella iniziativa

Stefano Sarao (18 anni)

Il Comune di Bracciano sta promuovendo il progetto
"Educati a Convivere", una iniziativa per la
sterilizzazione e l'addestramento all'ubbidienza cinofila.
Questa iniziativa ha già riscosso un grande successo
l'anno passato e per questo è stato pensato di
riproporlo aumentando il numero di persone che
possono parteciparvi.
La sterilizzazione è una pratica fondamentale per
ridurre il randagismo, un fenomeno che porta oltre
centomila cani alla morte o per incidenti o per malattie o
per stenti.
Grazie alla sterilizzazione si potrà evitare che oltre 70
mila nuovi animali, ogni anno, siano costretti a vivere le
sofferenze che sono conseguenza dell'abbandono.
Lo slogan LAV sintetizza in maniera chiara questo
concetto: "Chi ama gli animali non fa nascere dei
randagi".
Spesso i proprietari nutrono dei dubbi riguardo la
sterilizzazione dei proprio amici a quattro zampe poiché
pensano che l'intervento possa creare loro problemi di
salute. In realtà i cani sterilizzati sono soggetti a molte
meno malattie e, con la giusta dieta, non ingrassano
nemmeno. Inoltre eviteranno di scappare inseguendo
femmine in calore non incorrendo, quindi, in ulteriori
rischi.
Purtroppo l'offerta del Comune è limitata a soli 15 cani
e le richieste dovranno essere consegnate entro il 7
Febbraio 2011 all’Ufficio Protocollo del Comune. Invece
per quel che riguarda l'addestramento, ad esso
potranno aderire ben 40 cani e comprenderà 6 lezioni
portate avanti dal centro cinofilo Grizzly Land. Le lezioni
si ferrano per sei domeniche a partire dal 27 Febbraio
fino al 17 Aprile (27/02, 13/03, 20/03, 03/04, 10/04,
17/04).
L'addestramento è una pratica che i cani dovrebbero
iniziare fin da cuccioli e, per quanto possa apparire
crudele, in realtà non si fa altro che sostituirsi al ruolo
che dovrebbe avere la madre e il branco a cui il cane
appartiene. Addestrare il nostro cane ci consente di
stringere un legame diverso e più profondo.
Con un corretto addestramento possiamo
accompagnare il cucciolo verso le giuste norme
comportamentali, evitando fobie o forme di aggressività
verso gli altri, animali o umani che siano. Infatti uno dei
primi obiettivi è proprio quello di insegnare al cane la
corretta socializzazione con gli altri cani e con le
persone.
Si potrà inoltre imparare la mimica facciale e il
linguaggio del corpo che il cane utilizza per comunicare
sensazioni ed emozioni.
Essenzialmente l'addestramento è un percorso
importante da fare insieme al nostro cane per poter
giungere ad un rapporto più intenso e importante.
Se siete interessati all'iniziativa i moduli di iscrizione
sono disponibili presso l'Ufficio Relazioni con il Pubblico
del Comune (nel Municipio in piazza IV Novembre)
oppure sul sito web del Comune di Bracciano
all’indirizzo nella sezione “Tutela degli animali”.
Per avere ulteriori informazioni sugli eventi organizzati a
Bracciano, visitate
turismobracciano.com .

I cavalieri medioevali

Fabio Antinucci (22 anni)

L’apporto del Medioevo alla
società occidentale è immenso.
In Europa, ovunque si viaggi si
trovano città con un nucleo
storico risalente a quell’età; le
istituzioni moderne affondano le
loro radici proprio in quei mille anni ; la nascita delle
letterature moderne si ha attorno al Duecento.
Il personaggio emblematico di quest’epoca è senza
dubbio il cavaliere.
Il termine “cavalleria” è diventato sinonimo di
romanticismo, di amore, di coraggio e si è imposto
come uno dei miti per eccellenza dando vita ad una
figura spesso lontana dalla verità storica. È forse un
processo naturale: quando l’immaginario si appropria di
qualcosa, lo reinventa, lo fa proprio. E la Storia, quella
vera, può rivelarsi una “delusione” rispetto alle immagini
date da film o romanzi. Tuttavia, il cavaliere
“immaginario” non è poi così diverso da quello “reale”.
Più che un semplice soldato a cavallo, il cavaliere è una
figura storica essenziale dell’età medievale, frutto di
diversi fattori storici, economici, sociali. Nasce come
combattente attorno all’anno Mille, che segna, per la
maggioranza degli storici, lo spartiacque fra Alto e
Basso Medioevo. In quest’epoca, con il disgregamento
dei poteri pubblici, acquista grande importanza la forma
amministrativa del feudo.
Il cavaliere è un combattente importante, molto
addestrato, un vero e proprio soldato “da truppe
speciali”. È vicino all’aristocrazia e ai feudatari, in
quanto indispensabile per mantenere l’ordine nei loro
domini.
Nel Duecento la cavalleria comincia ad avere una tale
importanza politica e militare da trasformarsi con
gradualità in un’elite, un ristretto circolo di individui di
grande prestigio. Nel Quattrocento, sul volgere della
fine del Medioevo, l’elite si trasforma quasi in un vero e
proprio titolo nobiliare.
In questo quadro nasce la raffigurazione della cavalleria
dataci dalla letteratura dove essere cavaliere vuol dire
essere un impavido combattente, al servizio di una
buona causa (spesso la Cristianità) e guidato da un
rigido codice d’onore.
La cavalleria, essendo una truppa d’elite, doveva
tendere verso una condotta che la distinguesse dal
resto delle formazioni militari. Era una “cerchia chiusa”,
i suoi esponenti avevano uno status-symbol da
mantenere agli occhi dell’intero mondo in cui vivevano.
Nel Medioevo il rapporto fra la cavalleria (e, in generale,
le truppe armate) e la fede cristiana, notoriamente
“pacifista”, è molto ambiguo. Il ruolo della cavalleria
nelle Crociate è indicativo del suo stretto rapporto con
la Chiesa a cui si affianca un altrettanto stretto rapporto
con la corte dove nasce la poesia d’amore di tradizione
romanza, la stessa da cui, grazie alla dinastia degli
Angioini e poi degli Hoenstaufen ebbero vita, prima la
lirica siciliana, poi quella toscana (e da essa, la poesia
di un certo Dante...).
Era una lode assoluta dell’amore; il soggetto preferito
era il sentimento fra la figura della dama (che era
sempre la moglie del signore) e un membro della corte.
Solo così, facendo vincere l’innamoramento spontaneo
sui matrimoni combinati, si coronava l’amore perfetto.
Insomma, si narrava di tradimenti. In quest’ottica, il
cavaliere era visto come l’amante, nel senso di colui-
che-ama, per eccellenza.
Riflettendo su una categoria sociale così piena di
sfaccettature (amore, spiritualità, disciplina militare,
servizio civile), l’età medioevale si rivela un’età molto
meno scontata di quanto non vogliano i soliti luoghi
comuni. Pur tenendo presente la lontananza tra i
principi morali medioevali e quelli dell’età
contemporanea, in una dimensione in cui la religione
era non solo presente nella società, ma la dominava e
controllava totalmente, non vanno dimenticati importanti
elementi di grande “modernità”.
All’austerità del monastero e agli orrori della guerra e
delle prime forme di inquisizione, vanno affiancati alcuni
eventi spesso dimenticati, come l’esistenza di un,
seppur flebile, contatto culturale fra Cristianità e Islam;
la nascita, ancora nel basso Medioevo, delle prime
Università, e ovviamente la presenza di valori morali,
senza dubbio per la maggior parte distanti dalla
mentalità contemporanea, ma costituenti un collante
essenziale per un’età non dominata dalla ragione. Fra
essi, la cavalleria stessa rappresenta un valore: si
trattava di un servizio e di una figura di riferimento, di
un “mito”, già per quell’epoca, a cui si guardava con
rispetto e dedizione. Il Medioevo, come molte altre
epoche, non è molto lontano da un pianeta alieno in un
film di fantascienza; aveva le sue regole e i suoi miti.
Comprenderlo è importante, sia per cultura personale,
sia per accrescimento interiore, sia, forse, per
comprendere l’oggi, epoca di certo diversissima dal
Medioevo, ma non meno complessa ...

Un mondo di fumetti

Marco Mario Guredda (16 anni)

Chi di noi tristi mortali non ha mai
sognato di possedere, anche per
qualche istante, gli eccezionali
poteri che gli eroi del fumetto
mettono al servizio dell'umanità? Di sicuro non li
useremmo per fini così nobili ma prima di tutto
sistemeremmo la nostra condizione sociale,
guadagnando celebrità ed innumerevoli ricchezze.
Giusto?! Ma perchè i supereroi di casa Marvel e DC
Comics, senz'ombra di dubbio le più note al pubblico,
mettono in cima ai loro pensieri il bene della patria, di
qualsiasi altro individuo al di fuori di loro stessi,
rischiando continuamente la pelle senza alcun ricavo?
Prendete Spiderman ad esempio: elimina criminali 24
ore su 24, salva continuamente la città di New York e
non solo, ed inoltre nella vita è un bravo ragazzo,
studioso, preciso, dal cuore grande.
Ma perchè, ci chiediamo noi poveri umani meschini e
senza veri valori, Peter Parker alias Spiderman non
possiede nemmeno i soldi per pagare l'affitto di una
'casa' ridotta ad una catapecchia?
Per quale motivo Superman, che è più forte di qualsiasi
cosa o persona, più veloce di un aereo e possiede
svariati superpoteri che lo rendono quasi invulnerabile,
vive in una sgangherata fattoria sperduta nel nulla,
aiutando il papà nei tipici lavori di campagna e
guadagnando alcuni spiccioli utili a malapena per tirare
a campare?
Perchè poi Tony Stark alias Iron Man e Bruce Wayne,
ossia Batman, divenuti ricchissimi grazie al loro lavoro
decidono di sperperare parte del loro patrimonio in una
buona ma non richiesta attività? Attività che li porta
addirittura ad essere, in molti casi, malvisti da autorità,
mass-media e di conseguenza anche dai cittadini: ma
chi glielo fa fare? Loro due sono tra i "supereroi" in
realtà non dotati di alcun super-potere ma che si ergono
a paladini grazie solamente al loro coraggio e alla loro
integrità d'animo.
Queste sono le più apprezzate qualità che si trovano,
insieme al già citato senso della patria, nel perfetto
Americano.
Già agli albori della seconda guerra mondiale, gli USA
trovarono in Capitan America l'eroe adatto ad infondere
coraggio tra la popolazione, cercando di scacciare così
il fantasma nazista di Adolf Hitler.
E' dunque così che nasce l'idea regolatrice dei principi
tipici degli eroi che proteggono l'universo dei Comics:
ogni eroe degno di essere ritenuto tale deve saper
anteporre il bene supremo del popolo a qualsiasi altra
cosa.

Un investimento che promette buoni risultati

di Rinaldo Borzetti, Consigliere per le politiche giovanili

Sembra che la scommessa, che sembrava azzardata,
su energie nuove capaci di esprimere contenuti originali
e uno sguardo appassionato sul mondo si sta rivelando
vincente e quella che era solo un’idea sta diventando
una realtà.
Il gruppo di ragazzi e ragazze che si incontrano,
discutono, riflettono e scrivono su temi che li
interessano sta gradualmente aumentando e questo è
un ottimo risultato per l’Amministrazione Comunale che
ha investito e continua ad investire sui giovani di questo
territorio.
L’obiettivo è quello di consolidare uno strumento di
espressione indipendente a disposizione delle nuove
generazioni, un forum di confronto critico su argomenti
ritenuti stimolanti.
L’esperienza di formare una redazione giornalistica, di
scrivere articoli, di selezionare i contenuti, rappresenta
un’opportunità, per tutti coloro che la vorranno cogliere,
di confrontarsi concretamente con il mondo degli adulti
dove, alle azioni, seguono i fatti.
Produrre un giornale vuol dire avere un podio da cui far
sentire la propria voce, un canale mediatico tra tanti altri
oggi sempre più numerosi e diversificati. Un podio tra
tanti altri da cui altri attori lanciano i propri messaggi.
Farsi ascoltare, a quel punto, dipende dalla qualità dei
contenuti e dal tipo di pubblico a cui ci si rivolge.
Il mio augurio è che questo nuovo giornale “Oltre
l’ordinario”, interamente progettato e scritto da giovani,
vada sempre più “oltre l’ordinario” e riesca a
raggiungere una sempre maggior qualità.
Mi auguro inoltre di veder crescere il gruppo della
redazione in modo da riuscire ad avere contributi
sempre più numerosi e significativi.
Infine, in chiusura, mi voglio complimentare con il
gruppo iniziale di redattori e redattrici che, con il valido
coordinamento del Centro Studi Mythos, ha saputo dare
in poco tempo un ottimo risultato producendo un tipo di
pubblicazione inconsueta ed interessante per i diversi
temi trattati e le modalità espressive usate.
In bocca al lupo a tutti con l’augurio che il notiziario di
informazione giovane di Bracciano abbia un pubblico
sempre più vasto.

Oltre l’ordinario - L’informazione giovane di Bracciano
Periodico di informazione del Comune di Bracciano
informazionegiovane@gmail.com
Iscrizione nel Registro della Stampa del Tribunale di Civitavecchia n. 18/2010
Editore: Comune di Bracciano, Piazza IV Novembre 6, 00062 Bracciano
Direttore Responsabile: Graziarosa Villani
Coordinamento redazionale: Centro Studi Mythos, V Principe di Napoli, 112, 00062 Bracciano
Stampa: Tecnostampa Srl, Via delle Cassie 5
01015 Sutri (VT)

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