Karim Dimashki (16 anni)
E' ora! Finalmente - penso - non ce la
facevo più ad aspettare. Mi guardo
intorno: sono tutti agitati; non
desideravano altro. Fra gli sguardi degli
alunni c'è un'aria elettrica, il silenzio è mistico,
contemplativo, l'attesa dolce come miele. Lei entrando
si dirige alla cattedra e, sedutasi, si lega i capelli con
una matita, siamo tutti già pronti a ciò che sta per
accadere. E' ora!
Prende il libro in mano e comincia a sfogliarlo, il suo
sguardo attento mira e osserva le pagine prive di
numero che vogliono essere raccontate. Inspira, il
cuore batte; inizia a narrare, l'orologio si ferma ed il
tempo cessa di esistere; l'unico ritmo che c'è è quello
delle parole che volano, piene ma leggere giungono alle
orecchie di ognuno. Ogni pensiero svanisce: la mente è
concentrata sul suono di fiaba. Non riesci a fare a meno
di ascoltare. Come fosse un sogno la sua voce, il modo
di parlare e di muoversi rendono vivido quello splendido
momento, ti fanno vivere e ti catturano. Poi smette, alza
la testa e ci guarda per capire se tutti abbiano appreso,
basta uno sguardo.
Tocca a noi, prima nessuno aveva il coraggio di
rompere la magia ma ora siamo più curiosi di prima,
con qualche dubbio spesso, fa parte del gioco:
dobbiamo, vogliamo saperne di più.
-Prof. perchè...- così inizia a sciogliersi ogni curiosità
che si agita in noi e che non vede l'ora di essere
saziata. Non è certo che avvenga subito, la risposta
non sarà fredda e immediata, ma piacevole e accurata.
Confronto, forse è il modo migliore per rispondere o far
si che lo studente risponda da solo alla domanda. Non
te ne accorgi ma improvvisamente scatta qualcosa -ah!
Ho capito ora-. Chissà quante volte ce lo avrà sentito
dire. Suona la campanella, guardo la porta, non voglio
sapere cosa ho dopo; desidero che un'ora così duri per
sempre. Intanto ci limitiamo a salutare la professoressa
attendendo con ansia la sua prossima lezione. Proprio
mentre mi alzo dalla sedia, un pensiero riaffiora,
evocato da una frase che è venuta a stuzzicarlo. Ma
non è come prima, alla fine di questa lezione è tutto più
vivido, più luminoso; il pensiero che mi aveva
abbandonato prima adesso ha altri spunti a cui
attingere, ha molto più ossigeno da consumare. Ci
rifletto, riesco ad appropriarmene, a farlo mio.
Ecco perchè amo la scuola ecco perchè mi ci interesso
e tento di curarla. -Su una parete della nostra scuola c’è
scritto grande "I CARE". È il motto intraducibile dei
giovani americani migliori: "me ne importa, mi sta a
cuore". È il contrario esatto del motto fascista "me ne
frego".- Don Milani, Lettera ai giudici.
A Diana Lucidi
venerdì 1 aprile 2011
Quando la scuola funziona
06:44
Oltre l'Ordinario
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