giovedì 2 giugno 2011

Intervista a Tina Coppola


Insegnare oggi. A colloquio con una professoressa del liceo Via di Bracciano

Tina Coppola: “Sogno studenti autonomi”

La professoressa Tina Coppola insegna attualmente Greco, Latino e Italiano al Liceo I. Vian di Bracciano. Dopo molti anni di servizio si ritrova ancora ad essere una precaria. Inoltre è un'attivista di Amnesty International. Le chiediamo cosa pensa della scuola di oggi e cosa vuol dire per lei insegnare.

Cosa le piace del suo mestiere?
“L’idea di poter vivere pienamente (nella pratica dell’attività di insegnamento) impegno sociale, libertà di pensiero e condivisione emotiva. La scuola è il luogo in cui lo Stato manifesta il suo impegno effettivo contro la discriminazione e le sperequazioni sociali nel fornire a tutti pari opportunità di pensiero, di crescita e di comunicazione: essere, in quanto docente, lo strumento attraverso il quale tutto questo possa realizzarsi è il mio massimo obiettivo professionale”.
Cosa vuol dire per lei insegnare?
“Insegnare mi fa sentire viva, mi offre continue possibilità di crescita emotiva e intellettuale: non c’è mai nulla di scontato nell’incontro con i giovani attraverso l’esercizio del pensiero”.
Qual è il modello educativo che ritiene più giusto trasmettere ai suoi studenti? Perchè?
Credo che insegnare non sia trasmettere modelli, né promuovere valori. Ma più semplicemente fornire ai giovani strumenti adeguati alla scelta e alla costruzione dei propri valori. Sogno i miei studenti (e prendo in prestito il verbo “sognare” da Danilo Dolci) ‘autonomi’: questo è il primo obiettivo.
Quanto alla programmazione, ritengo che sia il fulcro dell’attività docente. Gli studenti non sono tutti uguali, le classi non sono tutte uguali, le scuole non sono tutte uguali, non sono uguali i paesi, le città, gli ambienti culturali e sociali: insegnare è calarsi nel contesto della classe e della realtà sociale disegnando un progetto didattico che renda per tutti raggiungibili i più alti obiettivi educativi. I programmi ministeriali sono ovunque gli stessi; realizzare una programmazione che renda accessibili a tutti i contenuti dei programmi è il compito del docente”.
Lei è anche un'attivista di Amnesty International; può capitare che ciò entri in relazione con il suo mestiere? La ritiene una cosa utile? Anche per i suoi studenti?
“Non riesco a immaginare la mia attività di docente se non all’interno del rigoroso rispetto della legalità e dei diritti umani”.
Cos'è per lei la fantasia? Che relazione c'è fra insegnamento e fantasia?
“La fantasia sono gli studenti: ogni studente di ogni età e di ogni indirizzo che legga o ascolti un qualsiasi testo di una qualsiasi epoca in una lingua qualsiasi, ne fa qualcosa di rinnovato e nuovo dentro di sé e per gli altri”.

Karim Dimashki

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