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mercoledì 1 dicembre 2010

Le politiche giovanili per la libertà di espressione ai giovani

di Rinaldo Borzetti, Consigliere per le politiche giovanili

Esce il numero Zero del notiziario dei giovani proposto
dalla Consulta Giovanile e votato in piazza dalla
cittadinanza giusto un anno fa.
L’amministrazione comunale ha tenuto fede all’impegno
preso con la comunità per la creazione di uno spazio di
espressione a disposizione dei giovani ed ha fatto con
ciò un investimento per il futuro puntando sulle nuove
generazioni.
Il notiziario dei giovani che nasce con questo foglio di
informazione sarà uno spazio aperto a tutti i ragazzi e le
ragazze che vorranno scrivere su temi sentiti come
importanti e, soprattutto potranno scegliere la forma di
espressione che vorranno.
In un momento storico in cui i giovani vengono
continuamente accusati di disimpegno e
disinformazione, noi abbiamo voluto scommettere sul
loro potenziale e sulla loro ricchezza di contenuti, senza
imporre regole calate dall’alto, ma lasciando libertà di
trovare delle proprie regole.
Nonostante la proposta sia nata dalla Consulta
Giovanile il cui raggio di età è dai 16 ai 35 anni, gli
autori degli articoli non fanno tutti parte della Consulta
ed hanno età a partire dai 16 anni fino ai 27.
Hanno toccato argomenti diversi a testimonianza di
quanto sia variegato l’universo giovanile in cui, ad
interventi carichi di emozioni vissute in prima persona,
si affiancano brani di riflessione su temi storici e sociali.
Questo foglio notizie è aperto alla partecipazione di tutti
i ragazzi e le ragazze che vorranno inviare un loro
contributo da pubblicare perché questo notiziario è un
veicolo di libera espressione dedicato interamente al
mondo dei giovani.
Finanziare e sostenere nuovi canali di comunicazione
indirizzati e gestiti da quegli stessi giovani assenti dai
luoghi delle istituzioni è un compito fondamentale della
buona politica se si vuole restituire protagonismo ai
cittadini di domani che rappresentano l’unica possibile
speranza per un futuro migliore.
Se si vuole dare un senso all’impegno di oggi, esso non
può che risiedere nel recupero di un rapporto costruttivo
tra le generazioni e nella valorizzazione delle risorse
che costruiranno il nostro futuro.
Questo è l’obiettivo prioritario delle politiche giovanili del
Comune di Bracciano.

Da vedere...

Elle (23 anni)

Per chi ama il cinema un film da vedere è: RUMBLE
FISH – Rusty il Selvaggio, Regia di Francis Ford
Coppola, con Matt Dillon, Mickey Rourke e Dennis
Hopper. 1983
Giovani, piccoli pesci nuotano in un acquario, sbattono
la testa contro pareti invisibili ai loro occhi, in trappola,
vivono inconsapevoli della loro situazione. Rusty James
(Matt Dillon), è uno di quei giovani pesci, si muove, si
(s)batte e nuota con apparente disinvoltura
nell'acquario urbano alla ricerca del suo spazio e della
supremazia all'interno del branco. Il suo modo di agire
deriva dall'ossessione per la figura magnetica del
fratello maggiore (“The Motorcycle boy”, Mickey
Rourke), per lui un mito per i suoi trascorsi nelle gang di
strada delle quali vorrebbe il "trono". Il film corre sui
binari di una linea temporale sconosciuta, segnalata
dall'assenza di date nella narrazione dei fatti e dalla
presenza di un contesto cittadino (statunitense) reso
fantasma dall'anonimia. Il senso di “annullamento
spazio-temporale” viene infine enfatizzato con grande
stile dalla fotografia in bianco e nero (eccezion fatta per
le figure colorate dei pesci), accattivante, giusto
richiamo al daltonismo (in inglese color blindness) di cui
è affetto il “Motorcycle boy” ultimo erede di un mondo
morente.
Rusty, ferito dopo uno scontro con una gang rivale,
ritroverà il fratello maggiore (fuggito per percorrere la
strada verso la California, ipotetico ed immaginario
Eden, simbolo di un’utopistica libertà), ma si perderà
nelle risposte spesso enigmatiche e criptiche ai quesiti
posti. Nello scenario in cui si fonde violenza urbana da
ghetto e degrado familiare ( con un Dennis Hopper
nella parte di padre alcolizzato), vengono a confronto i
due fratelli, testimoni nonostante la giovane età di due
universi differenti.
Determinante per i risvolti del destino del giovane
Rusty, sarà la trasformazione da “mito-eroe” a “oracolo-
guida” del fratello maggiore la quale arriverà al suo
totale compimento con il sacrificio della sua stessa vita.

Democrazia e libertà di espressione

di Daniele Sala (22 anni)

Una società veramente democratica lavora verso
l’orizzonte, utopistico certo, di un coinvolgimento
pressoché totale delle istanze di tutta la comunità
politica. Il principio maggioritario ( la decisione viene
presa dalla maggioranza) è un compromesso
necessario, a fronte del rischio di blocco totale di
qualsiasi capacità decisionale, e sicuramente il più
accettabile, rispetto ad alternative quali la presa del
potere con la forza o la legittimazione per censo. Ma,
d’altro canto, lo stesso Adolf Hitler fu eletto e il suo
regime godette, per la maggior parte del tempo, di un
largo consenso. E’ evidente che si trattava di un
consenso fittizio. Non nel senso di dubitare che la gran
parte della popolazione tedesca fosse fermamente
convinta della “bontà” del regime nazionalsocialista, ma
in quanto tutti i cittadini erano stati privati della
possibilità, anzi del diritto, di confrontarsi con diverse
visioni della realtà. Una costante di tutte le dittature è il
tentativo ( spesso condotto a buon fine) di controllare gli
strumenti di comunicazione.
Il confronto tra punti di vista differenti diventa infatti il
presupposto per la crescita
personale, per l’arricchimento umano e culturale,
uno strumento per mettere continuamente in discussione
il proprio modo di vedere le cose e, soprattutto, consolidare la propria
capacità di discernimento; a lungo andare si crea una
cittadinanza forte e determinata a cambiare le
dinamiche ingiuste all’interno di una società.
Ne consegue che il diritto a manifestare liberamente il
proprio pensiero non è posto solo a tutela del singolo
ma è, innanzi tutto, base fondamentale per assicurare
lo svolgimento delle vita democratica dello stato.
Qualsiasi elezione, anche la più corretta dal punto di
vista formale, perde completamente di senso quando la
volontà espressa dai singoli non è frutto di scelte
consapevoli e di una attenta e reale valutazione degli
interessi in gioco.

Il Risorgimento e la sua arte

di Karim Dimashki (16 anni)

Nella storia d'Italia il Risorgimento dal 1859 al
1861 segnò l'unità nazionale. Negli anni che
precedono questo periodo cominciarono a
diffondersi una serie di idee liberali, derivate dalle
speranze suscitate dall'Illuminismo e dalla
Rivoluzione francese. Nuove aspettative e ideali,
anche di segno opposto tra loro emersero dopo
che Napoleone III, invadendo l'Italia, diede vita a
varie repubbliche su modello francese. Fra tutti
questi gruppi si distinsero i liberali repubblicani,
guidati da Giuseppe Mazzini, i repubblicani, con
Giuseppe Garibaldi (vicino anche agli ideali
socialisti). Emerse, inoltre, Camillo Benso conte
di Cavour, statista molto abile a muoversi
nell'ambito europeo. Non meno fondamentale fu
la presenza di Vittorio Emanuele II che concepì
l’idea del Regno d'Italia.
L’ armistizio di Villafranca (11 luglio 1859 alla fine
della seconda guerra d’indipendenza), tra
Napoleone III e l'imperatore austriaco sancì
l’annessione della Lombardia al Piemonte e
Cavour, eletto deputato nel 1849, rassegnò le
proprie dimissioni, ma l'anno seguente ritornò alla
presidenza del consiglio. Successivamente anche
l’Emilia e la Toscana sancirono l'adesione al
Piemonte e, il 5 maggio 1960, Garibaldi raccolse
un corpo di volontari, sotto la protezione del
Piemonte, e partì da Quarto (in Liguria), alla
conquista della Sicilia. Qui egli instauro una
dittatura in nome di Vittorio Emanuele re d'Italia. I
Borboni, allora regnanti in Sicilia, fuggirono di
fronte alla spedizione di Garibaldi (detta dei Mille)
e furono sconfitti definitivamente lungo il fiume
Volturno il 2 ottobre del '60. Nel 1861 avvenne la
costituzione del primo parlamento italiano e la
proclamazione di Vittorio Emanuele II, re "per
grazia di Dio e volontà della nazione".
Due importanti movimenti artistici di quel periodo
furono il Romanticismo e i Macchiaioli.
Il primo acquistò molta importanza all'interno del
Risorgimento grazie a Francesco Hayez, che
dedica alcune delle sue opere a quel periodo.
Domenico e Gerolamo Induno, anch'essi
esponenti di questa corrente, dedicano molte
delle loro opere a eventi avvenuti tra il 1859 e il
1867.
I Macchiaioli nacquero a Firenze tra l'800 ed il
'900. Pur essendo un movimento opposto a quello
dei romantici, raffigura scene dell'allegria popolare
e alcune insurrezioni. I massimi esponenti sono
Telemaco Signorini e Giovanni Fattori.
Altri esponenti della corrente dei Macchiaioli sono
Silvestro Lega e Odoardo Borrani che hanno
composto opere quali "Ritratto di Giuseppe
Garibaldi" (S. Lega) e "Il 26 aprile 1859" (O.
Borrani).
Il percorso artistico, che il Risorgimento compie
negli anni fondamentali per l'unità nazionale, è
riportato il tema della mostra alle Scuderie del
Quirinale che terminerà il 16 gennaio 2011, in
onore del 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
I quadri presenti sono dei maggiori artisti
dell'epoca e trattano attentamente alcuni aspetti di
quegli anni quali la numerosa adesione del popolo
ai movimenti risorgimentali e le sue cause. Nella
mostra, inoltre, è possibile confrontare le grandi
opere di due grandi artisti: Giovanni Fattori,
Macchiaiolo, e Gerolamo Induno, Romantico, per
evidenziare come entrambi i pittori, pur
esprimendosi in modi diversi hanno avuto lo
stesso scopo: contribuire al nostro Risorgimento.

Il gioco di ruolo e i giovani

di Marco Cavinato (16 anni)

Che cosa accade in un gioco di ruolo? Ci si
immedesima in un personaggio collocato in un mondo
immaginario, all'interno del quale i giocatori creano
avventure. La storia è narrata dal Game Master, che si
occupa di regolare l'interazione tra i personaggi e il
mondo che li circonda con apposite regole.
L'ambientazione può essere la più varia: può spaziare
dalla fantascienza al fantasy, passando per il gotico o
l'età contemporanea. Tutto viene lasciato alla fantasia
dei giocatori.
Il gioco di ruolo è basato sulla cooperazione e
sull'interpretazione dei personaggi, il che stimola non
solo il gioco di squadra, ma anche le capacità narrative
dei giocatori, che dovranno relazionarsi l'un l'altro non
direttamente, ma attraverso i loro personaggi. Da ogni
singolo personaggio, e dalla sua capacità di
cooperazione con gli altri dipende il successo o il
fallimento di un intero gruppo. L'affiatamento tra i giocatori è fondamentale:
il gioco di ruolo induce alla socializzazione, poiché non esiste un
solo vincitore, ma chi trionfa (o perde) è l'intero gruppo.
I personaggi possono essere eroi, paladini della
giustizia, chiamati a combattere per
una nobile causa, ma anche avidi
truffatori, spinti soltanto dal desiderio e
dalla bramosia di gloria e denaro:
l'unico limite è la fantasia.
Nel corso della loro avventura, i personaggi dovranno
fronteggiare numerosi ostacoli. E non sempre tutto va bene. Esiste
una componente casuale. Si ricorre all'uso di dadi,
carte o di qualsiasi cosa possa rientrare nella casualità:
in una grotta profonda potrebbe trovarsi qualsiasi
genere di creatura, e i dadi aiutano a determinare che
sorta di creatura sia. L'interpretazione dei risultati
avviene seguendo precise regole, che aiutano il Game
Master (narratore) e i giocatori a relazionarsi con il
mondo circostante. Le regole vengono usate nei
combattimenti o per determinare la riuscita o il
fallimento di una prova: il forte guerriero è riuscito o no
a sfondare la porta? Tenendo conto degli opportuni
fattori (per esempio, quanto è forte il guerriero), si
lancia il dado, e si determina se la porta cederà di
schianto o resisterà ancora a un paio di spallate.
I giocatori vengono stimolati a creare un gruppo il più
completo possibile, in modo da poter far fronte al
maggior numero possibile di eventualità.
L'opportunità più allettante del gioco di ruolo è la
possibilità di immedesimarsi in situazioni non comuni,
mettendo alla prova se stessi e la propria capacità di
cooperazione insieme agli altri: esso è occasione di
formazione personale a livello caratteriale e sociale.
Il gioco di ruolo è adatto a tutte le età, ma per i giovani,
in particolare, rappresenta un’opportunità di
aggregazione sociale e confronto costruttivo, uno
stimolo per la fantasia, una possibilità di migliorare la
capacità di adattamento, utile nella società del mondo
reale, dove le occasioni per mettere alla prova se stessi
non mancano.

Gocce di emozioni

Albachiara (15 anni)

Feci scorrere i miei occhi chiari su quelle parole.
Parole che prima erano riferite a lui. Rileggendo
quell'insieme insulso di lettere realizzai quanto
davvero lui fosse sudicio, non se le meritava nemmeno
questa lacrime, oh no! Aveva fatto di me un giocattolo,
aveva ucciso la mia anima e del mio corpo ne aveva
fatto una bambola. Si, il pezzo mancante del suo
puzzle, un qualcosa per soddisfare i suoi ormoni.
Che stupide le persone. Le persone pensano che la
cosa peggiore sia perdere la persona che ami. Ma
la verità è un'altra; la cosa peggiore è perdere se
stessi mentre si ama troppo qualcun altro.
Ricordi ciò che eravamo? La storia di noi era nata
da un bocciolo. Ci erano voluti tre anni per far di
quel bocciolo un fiore, ne venne fuori una
bellissima rosa. Quella rosa era la più bella che avessi
mai visto. Splendeva alla luce del Sole, sembrava quasi
brillare! Ma poi finì l'estate e quella rosa cominciò ad
appassire. Giorno dopo giorno i suoi soffici petali rossi
abbracciavano il suolo. Oramai di questa rosa rimane
semplicemente il vuoto nel terreno, quella voragine che
si ricoprirà solamente quando un altro fiore sboccerà,
sempre su quelle radici.
E son lì,davanti a quello schermo avvolta tra i miei
pensieri. Navigo, navigo su internet cercando di
abbattere quella noia che mi entra dentro e che mi
porta ad aprire la cartella ''Musica'' scelgo un artista e
via, premo Play. Casualmente parte quella canzone,
quella canzone che non ascoltavo da un po'. Quella
canzone che mi parlava di lui, di noi. A quel suono tutto
si fermò, tutta la storia di noi mi passo davanti, io fui
costretta a guardarla in faccia, volevo premere stop, ma
era più forte di me, era come se una forza invisibile mi
impedisse di prendere il mouse e muovere la freccetta
fino a quel tasto. Quella canzone mi entrò dentro, mi
pulsava nelle vene fino ad arrivare al cuore. Mi ritrovai
piegata in due dal dolore, era come se una voragine mi
fosse improvvisamente esplosa nel petto e ero lì,
soffocata da quel senso di vuoto che mi scorreva
dentro. Quella voragine che si espandeva ogni volta
che i nostri sguardi s'incrociavano, ogni volta che
venivo avvolta dal suo pensiero, quella voragine che
credo non possa svanire mai.

"Basta! Io me ne vado da questo Paese!"

Monia Guredda (27 anni)

Questa è un'esclamazione che quelli della mia
generazione (classe 1983) ripetono almeno una volta a
settimana.
Poi però sono pochi quelli che la mettono in pratica.
Quei pochi coraggiosi però non se ne pentono.
Perchè?
Perchè una persona giovane, con una Laurea in tasca
e mille opportunità davanti a sè dovrebbe lasciare la
propria Nazione, la casa, la famiglia, gli amici, le sue
abitudini per andare a vivere in un altro Stato, con tutte
le difficoltà pratiche ed emotive che ne conseguono?
Perchè quelle "mille opportunità" non esistono.
Non in Italia.
E' orribile da dire, ma è una realtà sotto gli occhi di tutti.
Il nostro Paese (che racchiude il 75 per cento del
Patrimonio Artistico Mondiale) non è un Paese
meritocratico.
Non è un Paese che incoraggia e sfrutta i (molti) talenti
che possiede.
Mai sentito parlare di “fuga di cervelli?”
Quale altra nazione al mondo perde l’opportunità di far
fruttare i cervelli che la popolano?
Una ragazza che cerca lavoro in un qualsiasi esercizio
commerciale deve essere in possesso di un diploma di
superiore. Se poi vuole lavorare in una boutique del
centro deve saper parlare almeno l’inglese.
Poi la stessa ragazza vede "Le Iene" e scopre
che buona parte delle persone che governano il Paese
(come Maggioranza e come Opposizione)
dimostrano un'ignoranza imbarazzante a livello internazionale.
Come se non bastasse, una volta compiuti i 25 anni,
sempre la stessa ragazza, scopre che i negozianti non
sono più disposti ad assumerla dal momento che, i
suddetti negozianti, ricevono aiuti e sgravi statali solo
se assumono persone al di sotto dei 24 anni.
A questo punto torniamo alla domanda iniziale: "Per
quale motivo lasciare il proprio Paese?"
Per sentirsi apprezzati per quello che si vale.
Per provare la sensazione di avere delle possibilità
davanti a sè.
Per realizzarsi nel lavoro e nella vita.
In Italia, il problema "Nascita Zero" persiste da anni. La
mancanza di sicurezza economica, impedisce alla
maggior parte dei giovani di crearsi una famiglia.
Mi rendo conto che questo articolo trasuda pessimismo,
ma posso assicurare che è la fotografia fedele della
situazione che migliaia di ragazzi vivono sulla propria
pelle ogni giorno.
La continua "lotta" con le Agenzie Interinali.
I continui colloqui che raramente portano a qualcosa di
concreto o propongono soluzioni accettabili.
L'accettazione di lavori a tempo determinato, svolti con
la pesante consapevolezza che, prima ancora che
scada quel contratto, la ricerca di un nuovo lavoro
dovrà ricominciare.
La paura di non trovare nulla e tornare, anche se solo
momentaneamente, disoccupati.
La paura di trovare qualcosa, di nuovo, a termine, di
nuovo al di sotto (o al di fuori) delle proprie
competenze ed attitudini.
E allora perchè non parto io per prima per la Francia,
dove una mia amica è andata anni fa per un Erasmus e
non è tornata? Dove ha un lavoro stabile, si è sposata
ed ha una bambina?
Perchè noi italiani siamo dei Bamboccioni, e ci risulta
difficile allontarci dai nostri affetti, dalle nostre abitudini
e dai luoghi che amiamo.
Perchè siamo degli inguaribili ottimisti, e speriamo
sempre che la situazione migliori.
Perchè l'Italia è un Paese meraviglioso in cui nascere e
vivere.
Ed il pensiero che chi avrebbe l'onore e l'onere di
governarla non sappia valorizzarla è doloroso.

Oltre l’ordinario - L’informazione giovane di Bracciano
Periodico di informazione del Comune di Bracciano
informazionegiovane@gmail.com
Iscrizione nel Registro della Stampa del Tribunale di Civitavecchia n. 18/2010
Editore: Comune di Bracciano, Piazza IV Novembre 6, 00062 Bracciano
Direttore Responsabile: Graziarosa Villani
Coordinamento redazionale: Centro Studi Mythos, V Principe di Napoli, 112, 00062 Bracciano
Stampa: Tecnostampa Srl, Via delle Cassie 5
01015 Sutri (VT)

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