Elle (23 anni)
Band: Neurosis
Anno : 2001
Prima di tutto il buio. Poi un puntino bianco nell'universo
nero. Un sordo sibilo seguito dal bagliore accecante. Il
puntino si dilata all'infinito, l'intero cosmo è fagocitato in
un istante. Una sequenza che non lascia scampo,
impetuosa arriva come la deflagrazione di una bomba
atomica. Tutto è polverizzato. Un'apocalisse che ha
spazzato via tutto, o quasi. Ora lì in alto c'è un nuovo
fuoco che arde, forte e vigoroso, dall'aspetto marziale si
erge ad unico giudice supremo della vita. Il sole che
non tramonta mai. Oltre i limiti, e i Neurosis finalmente
rompono la loro ultima barriera musicale, evolvendosi
nuovamente, forse in maniera definitiva.
Il cerchio spezzato, rimasto incompleto, ora si chiude
riportando i nostri all'essenza, al punto d'origine: il
suono.
“A sun that never sets” non è altro che l'emblema di
come la sottrazione possa divenire il valore aggiunto
nella musica. Non esistono riempitivi, ciò che è
superfluo deve essere eliminato, bisogna scavare e
togliere strati, scendere nell'abisso perchè la verità è
nel nucleo.
É come se ogni riff, ogni singola nota, ogni battuta,
fosse stata meditata e incubata lentamente per milioni
di anni nel ventre della Terra. Poi come un'esplosione
magmatica, l'idea del suono si è trasferita dal nucleo
terrestre nelle dita di cinque umanoidi prescelti,
sprigionandosi in tutta la sua energia.
Umanoidi senza nome che ora osservano dalla collina
senza tempo, cercatori della nuova luce dietro
l'orizzonte, strettamente connessi ai frammenti oscuri e
fumosi del passato.
“ From the hill – I've been watching – stealing the light.”
Qui dunque si è lontani dall'inferno sonoro, soffocante e
cieco di “ Through silver in blood ” (1996), niente più
attacchi frontali o sfuriate (auto)distruttive, niente più
rumori provocati dal movimento degli ingranaggi, dei
sinistri suoni delle macchine pressanti, ritmiche e
metodiche dall'odore pregnante e metallico. Qui il
tempo umano è nuovamente azzerato, la macchina non
c'è più, estinta, distrutta, esiliata nel passato. La strada
del ritorno conduce alle origini, al sangue, alla carne e
allo spirito (blood, flesh and spirit).
“ The blood that floods through me is not my own. The
blood is from the past, is not my own. The blood is
strenght I'm not alone ”.
Questa nuova dimensione non è esente dalla
sofferenza.
L'organismo neurotico affonda gli artigli in profondità e
si dibatte continuamente servendosi delle chitarre
mastodontiche di Steve Von Till e Scott Kelly, sostenute
a loro volta dalla psichedelia vomitata dalle tastiere di
Landis. Le sei corde si aprono, si distorcono, si
compattano avvolgendosi su se stesse
maestosamente, disegnando nella mente paesaggi di
cui le uniche entità certe sono il sole, tiranno ardente,
ossessivo ed ipnotico e il deserto, specchio crudele e
roccioso. Drumming e basso completano l'intero
organismo: lenti, esasperanti nelle loro cadenze tribali,
testimoni inamovibili di un mondo tornato allo stato
primitivo senza tempo.
Forse allora questa è la risposta. Forse la risposta si
trova in tutta la solitudine intrinseca del deserto e dello
spazio che lo avvolge sterminato. Forse solo in quel
momento l'uomo finalmente potrà spogliarsi di tutto ciò
che è stato, per ricominciare. Dal sangue e dalla carne.
Band: Neurosis
Anno : 2001
Prima di tutto il buio. Poi un puntino bianco nell'universo
nero. Un sordo sibilo seguito dal bagliore accecante. Il
puntino si dilata all'infinito, l'intero cosmo è fagocitato in
un istante. Una sequenza che non lascia scampo,
impetuosa arriva come la deflagrazione di una bomba
atomica. Tutto è polverizzato. Un'apocalisse che ha
spazzato via tutto, o quasi. Ora lì in alto c'è un nuovo
fuoco che arde, forte e vigoroso, dall'aspetto marziale si
erge ad unico giudice supremo della vita. Il sole che
non tramonta mai. Oltre i limiti, e i Neurosis finalmente
rompono la loro ultima barriera musicale, evolvendosi
nuovamente, forse in maniera definitiva.
Il cerchio spezzato, rimasto incompleto, ora si chiude
riportando i nostri all'essenza, al punto d'origine: il
suono.
“A sun that never sets” non è altro che l'emblema di
come la sottrazione possa divenire il valore aggiunto
nella musica. Non esistono riempitivi, ciò che è
superfluo deve essere eliminato, bisogna scavare e
togliere strati, scendere nell'abisso perchè la verità è
nel nucleo.
É come se ogni riff, ogni singola nota, ogni battuta,
fosse stata meditata e incubata lentamente per milioni
di anni nel ventre della Terra. Poi come un'esplosione
magmatica, l'idea del suono si è trasferita dal nucleo
terrestre nelle dita di cinque umanoidi prescelti,
sprigionandosi in tutta la sua energia.
Umanoidi senza nome che ora osservano dalla collina
senza tempo, cercatori della nuova luce dietro
l'orizzonte, strettamente connessi ai frammenti oscuri e
fumosi del passato.
“ From the hill – I've been watching – stealing the light.”
Qui dunque si è lontani dall'inferno sonoro, soffocante e
cieco di “ Through silver in blood ” (1996), niente più
attacchi frontali o sfuriate (auto)distruttive, niente più
rumori provocati dal movimento degli ingranaggi, dei
sinistri suoni delle macchine pressanti, ritmiche e
metodiche dall'odore pregnante e metallico. Qui il
tempo umano è nuovamente azzerato, la macchina non
c'è più, estinta, distrutta, esiliata nel passato. La strada
del ritorno conduce alle origini, al sangue, alla carne e
allo spirito (blood, flesh and spirit).
“ The blood that floods through me is not my own. The
blood is from the past, is not my own. The blood is
strenght I'm not alone ”.
Questa nuova dimensione non è esente dalla
sofferenza.
L'organismo neurotico affonda gli artigli in profondità e
si dibatte continuamente servendosi delle chitarre
mastodontiche di Steve Von Till e Scott Kelly, sostenute
a loro volta dalla psichedelia vomitata dalle tastiere di
Landis. Le sei corde si aprono, si distorcono, si
compattano avvolgendosi su se stesse
maestosamente, disegnando nella mente paesaggi di
cui le uniche entità certe sono il sole, tiranno ardente,
ossessivo ed ipnotico e il deserto, specchio crudele e
roccioso. Drumming e basso completano l'intero
organismo: lenti, esasperanti nelle loro cadenze tribali,
testimoni inamovibili di un mondo tornato allo stato
primitivo senza tempo.
Forse allora questa è la risposta. Forse la risposta si
trova in tutta la solitudine intrinseca del deserto e dello
spazio che lo avvolge sterminato. Forse solo in quel
momento l'uomo finalmente potrà spogliarsi di tutto ciò
che è stato, per ricominciare. Dal sangue e dalla carne.





