Esponente dell’Associazione 21 Luglio che si batte per la tutela di rom, rifugiati e richiedenti asilo
Carlo Stasolla: “assistiamo ad una violazione costante dei diritti umani”
Carlo Stasolla, 44 anni, coordina il centro di accoglienza per minori a famiglie “Pedro Arrupe”, attivo dal 2001 e all’interno del quale vengono accolte famiglie di rifugiati e richiedenti asilo, minori non accompagnati con difficoltà psico-fisiche e sociali e donne in situazioni di disagio psico-sociale. Tra i fondatori dell’Associazione 21 luglio che dal 2010, sostiene battaglie in difesa dei diritti dei minori, ponendo in particolar modo attenzione nei confronti di quelli esposti a situazioni di discriminazione (minori migranti, minori di etnia rom)
In cosa consiste esattamente la tua attività?
“L’Associazione 21 luglio nasce per la difesa dei diritti dell’infanzia dagli abusi e dalle negligenze istituzionali. L’associazione è libera e indipendente e per statuto non può accedere a finanziamenti pubblici; ciò per avere libertà di espressione ed equità nei giudizi. Promuove ricerche, lancia campagne e appelli là dove sono posti a rischio i diritti dell’infanzia sanciti dalle convenzioni e dalle norme internazionali. Poiché parliamo di “abusi istituzionali” per il 90 per cento il nostro lavoro riguarda la tutela dell’infanzia rom, una categoria da secoli vittima di discriminazioni e strumentalizzazioni che hanno segnato generazioni e generazioni di rom in Italia”.
Quali sono le maggiori difficoltà che si incontrano?
“Le maggiori difficoltà riguardano i rapporti che l’Associazione 21 luglio ha con le istituzioni. Oggi noi pensiamo di vivere in uno stato di diritto dimenticando che nel nostro Paese e a Roma si assiste ad una violazione costante e sistematica dei diritti umani. Soprattutto quando poi parliamo di diritti dei rom ci scontriamo giornalmente con pregiudizi e stereotipi che partono dal basso e si coniugano con campagne mediatiche che criminalizzano le categorie più marginali e che hanno meno possibilità di potersi difendere”.
Quale è stato l’evento che, nel corso degli anni, è stato fonte di maggior soddisfazione per te nella vita lavorativa?
“Il 30 agosto è morto Marius, un bambino rom bruciato all’interno della sua baracca. Tutte le istituzioni locali e nazionali, civili e religiose, hanno fatto a gara per esprimere dolore e solidarietà alla famiglia. In realtà i giovani genitori sono stati per settimane abbandonati al loro destino, senza casa e lavoro e con la preoccupazione di dover assistere l’altro figlio, di 3 mesi, gravemente ustionato. Come associazione abbiamo allora denunciato le promesse mancate e lanciato un appello. In una settimana abbiamo raccolto circa 1.000 firme che abbiamo inviato alle autorità. Dopo pochi giorni i genitori di Marius hanno ricevuto una abitazione adeguata dal Comune di Roma”.
Una scelta di cui ti sei pentito.
“Quando ci si batte per i diritti umani non ci sono scelte di cui pentirsi. Talvolta si può sbagliare sulle strategie e sui modi ma nelle intenzioni non si corre il rischio di sbagliare”.
In un’attività così complessa, che spesso pone a contatto con realtà particolarmente difficili, quali sono le caratteristiche che vengono in evidenza? E in questo, la fantasia, intesa come capacità di guardare oltre la realtà immediata, può avere un ruolo?
“L’evidenza nella quale ci imbattiamo ogni giorno è una realtà fatta di ingiustizia, di discriminazione, di esclusione sociale, di segregazione. Non ci si riesce mai a capacitarsi di come nella Roma del XXI secolo ancora ci siano cittadini i cui diritti sono istituzionalmente violati e i diritti calpestati senza ritegno. E’ dalla passione che si ha e dall’ansia di giustizia che scaturiscono vie di uscita per battaglie civili che partano dal basso e che devono arrivare ad offrire agli amministratori strumenti e vie di uscita che siano rispettosi delle persone. In questo è importante passione, fantasia, voglia di giustizia, professionalità, impegno etico. Senza risparmiarsi…”.
Daniele Sala
Per consultare il sito dell’Associazione 21 Luglio: www.21luglio.com





