giovedì 2 giugno 2011

Intervista a Fabio Troncarelli


Le dinamiche di un epoca: a colloquio con il docente di Paleografia presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere Moderne dell'Università della Tuscia di Viterbo

Umanesimo: intervista al professor Fabio Troncarelli sull’opera di Angelo Forte

Fabio Troncarelli è docente di Paleografia presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere Moderne dell'Università della Tuscia di Viterbo. Nel 2010 ha curato un'edizione delle opere di Angelo Forte. Oltre l'Ordinario l'ha incontrato.

Professor Troncarelli, partiamo con una prima, veloce domanda. Perché Angelo Forte, ad un certo punto, sente di dover scrivere dapprima il Dialogo degli incantamenti e più tardi l'Opera Nova?

(Per quel che riguarda il Dialogo degli incantamenti) Da una parte abbiamo un'occasione: Forte ad un certo punto della sua vita partì da Venezia per Roma, dove tentò di farsi assumere come archiatra pontificio (ancor oggi denominazione del medico personale del Papa, ndr), ma non riuscì nell'impresa. Di ritorno a Venezia, cercò di ritornare nelle grazie del doge e della cittadinanza scrivendo un dialogo in cui si elogiasse la figura della donna, che nella città lagunare aveva sempre avuto un'importanza maggiore di quella dell'uomo. Ebbe successo. Se poi guardiamo il problema di carattere generale, la stregoneria, Forte rientra in una tradizione di letterati che tentarono di combattere la persecuzione delle cosiddette streghe e tutte le pratiche che ne derivavano”.

E invece qual è il significato dell' Opera Nova, all'interno dell'opera di Forte?
Per capirlo bisogna tenere presente l'impatto che su Forte ebbe Luciano di Samosata, autore dissacrante ed estroso, ma anche dotato di una grande carica morale, molto in voga nell'Umanesimo fra personaggi come Forte, Ariosto o, all'infuori dell'Italia, Erasmo e Thomas More. L'Umanesimo, sviluppa accanto ai tratti tradizionali che gli si attribuiscono (la riscoperta dei classici, ad esempio), anche una forte componente immaginifica. Le personalità che ne facevano parte credevano nella possibilità di creare un loro mondo immaginario e interiore, alternativo a quello contingente. Da una parte, con l'invenzione di luoghi fantastici, immaginari, dall'altra proponendo un altro modello morale per la società”.

Qual è il rapporto di uno scienziato come Forte, che lotta contro la superstizione, gli orrori della caccia alle streghe, con l'immaginazione? Leggendo queste opere mi è sono chiesto spesso quanto l'immaginario medioevale e le sue fantasticherie abbiano pesato su di lui. Per esempio, mi sono domandato se Forte credesse ancora nell'astrologia, anche se in misura minore di altri...

La parola “Immaginazione” copre molti campi e ha molte accezioni. Non deve sembrare strano trovare nelle pagine di Forte questi tratti fantasiosi e per capirli non è necessario risalire per forza al Medioevo, anche se esso ha pesato. L'orizzonte in cui agisce Forte è molto sfaccettato: esso tradizionalmente è visto come il movimento che pone l'homo faber al centro della realtà. Tuttavia questa è anche l'epoca alla nascita dell'ermetismo, che propagandava la necessità della scoperta di sfere diverse da quelle della realtà, che hanno a che vedere con la magia e, appunto, nell'astrologia. Questi sconfinamenti nel magico si spiegano, perché rientravano all'interno della convinzione che l'Uomo potesse manipolare la realtà con ogni mezzo. Certo, come dicevamo prima anche il Medioevo ha un suo peso su questo movimento: oltre al recupero della Classicità, nell'Umanesimo c'è anche un recupero del Medioevo e delle sue espressioni culturali e dunque c'è un rapporto fra i due contesti”.
Abbiamo nominato, oltre a Forte, anche Erasmo, Moro e Ariosto. Leggendo questi autori mi sono chiesto spesso come fosse il rapporto di figure così fuori dagli schemi con la loro epoca, con la Riforma, con il clima religioso di allora.

Erasmo è senza dubbio il personaggio particolare, il più conflittuale; si attaccava spesso con i suoi contemporanei. Altri, come Moro e Ariosto, non erano così polemici. Non c'era solo un atteggiamento critico verso il Mondo che li circondava, credevano in un Mondo alternativo, spesso si chiudevano in loro e si straniavano dalla realtà che li circondava. Il tono da loro usato nelle loro indagini sulla realtà non era solo di critica e di lotta, ma anche di presa in giro, di scherno, verso il fanatismo. Questo atteggiamento verso il fanatismo è proprio di molte manifestazioni di dissenso nel corso della Storia. Anche Hitler veniva schernito, molti dicevano che fosse “la cattiva imitazione di Charlot””.

Alla luce di quel che abbiamo detto, cosa pensa della fantasia? Si dice spesso che oggi viviamo in un Mondo senza immaginazione. È vero?
Ho la sensazione che oggi non siamo stimolati ad avere una vera fantasia; è tutto preconfezionato, anche il modo in cui immaginiamo. Molte espressioni d'immaginazione non sono altro che variazioni sul tema di cose già dette. Se poi parliamo di immaginare un futuro migliore, oggi come oggi a mio parere abbiamo una crisi di rigetto verso ogni possibilità di poterlo fare. A mio parere, però, l'immaginazione sarà sempre importante, soprattutto in un momento in cui abbiamo così poco da sperare: anche se oggi come oggi si ha poca espressione immaginifica, chi ci dice che in futuro qualche piccola fiammella di speranza non potrà trasformarsi in un vento di cambiamento?”.
Fabio Antinucci

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