venerdì 1 aprile 2011

I giovani, il viaggio e l'abitare

Marco Cavinato (16 anni)

Dire che un ragazzo abita in un posto è, perlomeno,
restrittivo. In genere, è costretto a viverci.
Non bisogna farsene una colpa, ma non esiste luogo
che non vada stretto a chi, adolescente, non vede l'ora
di tirare una boccata d'aria nuova, diversa.
Fa parte della normalità voler andarsene via, e cercare
di limitare tutto questo è inutile. Perché il giovane
viaggia. Sempre. Viaggia con la fantasia, viaggia con i
piedi per terra ma la testa fra le nuvole, e, non appena
se ne presenta l'occasione, se ne va, in un continuo
peregrinare, più o meno metaforico.
Questo non significa che non ci si possa legare a un
luogo, anzi. Il giovane, dinamico com'è, ha bisogno di
continui saldi punti di riferimento, che gli permettano di
spingersi sempre oltre, e l'animo di un giovane ricorda
ogni posto in cui è stato, ne tiene sempre una traccia
indelebile dentro di sé. Così, ogni posto in cui passa
serba sempre un segno del passaggio di uno spirito
libero, brioso, frizzante, con tanti sogni e tutto da
costruire.
Il giovane non scappa, il giovane viaggia, il giovane
cerca, il giovane trova.
Abitare in un luogo significa ritrovare se stessi, e, in una
sorta di legame empatico, si trova sempre quel posto,
quel luogo dell'anima, di cui si ha sempre avuto
nostalgia, anche senza mai averlo visto.

Oltre l’ordinario - L’informazione giovane di Bracciano
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